Esercizi Spirituali di Papa francesco

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Papa Francesco

PAPA FRANCESCO ANDRA’ ADARICCIA
Scritto da Don Josè Carlos Nunes, SSP
Martedì 22 Ottobre 2013 10:44  “Familìa Crista” della Regione Portogallo intervista il Superiore generale, don Silvio Sassi, sulla notizia degli Esercizi Spirituali di Papa Francesco nella nostra casa di Ariccia il 9-14 marzo 2014
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Dio piantò un giardino

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LA BIBBIA: STORIA E RIVELAZIONE
Siamo ormai alla linea di partenza di un nuovo anno pastorale e catechistico. Oltre che a fare rifornimento di entusiasmo, ottimismo e tanta Grazia di Dio, è buona cosa equipaggiarsi di sempre nuovi strumenti che ci accompagnino nel nostro impegno apostolico e di evangelizzazione. Il volume Breve storia d’Israele,delle Edizioni Terra Santa, vuol essere di aiuto a chi si accosta alla Bibbia con senso critico, cercando non solo il messaggio religioso, ma anche le coordinate storico-geografiche. Un lavoro integrato dal dvd: Dio parla, utile per insegnanti, catechisti e per quanti desiderano una guida semplice e pratica che li accompagni nella comprensione dell’Antico Testamento. L’autore Vincenzo Lo Passo ha voluto vagliare, di volta in volta, l’attendibilità storica dei testi in base a documenti extra- biblici e archeologici. Una guida semplice e pratica che aiuta a superare le prime difficoltà poste dalla datazione e dalla natura dei testi della Sacra Scrittura, un facile raffronto storico-letterario che sa suscitare sempre nuove domande di senso e di fede.
Altro interessante sussidio è Atelier della Bibbia edizioni Dehoniane che si rivolge a chi fa parte o si ritrova a guidare gruppi biblici e liturgici, centri di ascolto del Vangelo e a giovani o adulti che affascinati dalla Bibbia desiderano divenire lettori consapevoli, perché il “ tessuto della Scrittura” possa aprirsi alla possibilità di farsi “Parola da indossare”. L’autrice Anna Maria Corallo propone un percorso lineare ed efficace per apprendere un processo interpretativo applicato soprattutto ai testi del Nuovo Testamento. Ogni bravo sarto sa che un capo di abbigliamento comodo e piacevole non è l’improvvisato affaccendarsi tra stoffe e aghi, ma è un’arte che richiede competenze e conoscenze. Allo stesso modo, entrare in dialogo con un testo biblico non è un operazione magica, ma il risultato di un apprendistato che richiede pazienza, passione e impegno. E non è cosa strana paragonare un testo scritto ad un tessuto di stoffa, visto che la parola latina textus, dalla quale deriva “testo”, è la stessa dalla quale proviene il termine tessuto. In fin dei conti è solo questione di cosa si intreccia: parole o fili! E allora non ci resta che metterci in cammino e… all’opera! Per divenire sempre più donne capaci di Vangelo!

R.G.

MARIA E L’ISLAM

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MARIA E L’ISLAM

BLESSED VIRGIN MARY-2Maria di Nazaret (in arabo Maryam, madre di ‘Issa, Gesù) gode di un eccellente “status spirituale”, di un privilegio assolutamente unico presso l’Islam, e più esattamente nel Santo Corano (che significa “cosa da recitarsi”), libro che riproduce materialmente il Kitab – il Libro stampato nella mente di Dio fin dall’eternità e rivelato a Maometto, il Profeta, dall’arcangelo Gabriele. Il Corano è la fonte primaria della fede e nel contempo codice morale e civile per ogni seguace dell’Islam, per ogni musulmano (muslim), cioè “il sottomesso e devoto ad Allah”. Maryam è l’unico nome proprio femminile esplicitamente citato nelle sue pagine. Vi compare 34 volte in tredici diversi capitoli o sure. Una di esse, sura 19, intitolata “la sura di Maryam” parla espressamente della sua vita. Dio stesso avrebbe ordinato a Maometto di occuparsi di lei: “Rammenta nel Libro Maria”; “Rammenta colei che serbò intatta la sua verginità” (sura 19,16; 21,91). Emerge in generale dall’insieme del Corano un indiscutibile e vivo sentimento di ammirazione per la Vergine: nella prospettiva di Maometto, Maria rifulge insieme a Gesù come “segno” di una singolare provvidenza divina. Dice la sura 23: “Del Figlio di Maria e di sua madre facemmo un segno”. E ancora, la sura 21: “Lei, insieme al suo Figlio, rendemmo ayat lilalamin, un segno per l’universo”. Un segno meraviglioso che attraverso Maria fa risplendere l’onnipotenza e la misericordia di Dio, specialmente per la sua predestinazione e purificazione. Il Corano nega risolutamente la divinità di Gesù Cristo, considerandolo però il più santo di tutti i profeti prima di Maometto, ed esalta Maria come la predestinata, come colei che meritò il destino di essergli madre in maniera prodigiosa (sura 21). Ella viene descritta come vergine purificata ed eletta da Allah tra tutte le donne del mondo, come la “più veritiera” tra di esse, come colei che ha ricevuto uno “spirito divino”. Viene annoverata tra coloro che, dopo i profeti e dunque dopo lo stesso Maometto, sono più vicini ad Allah, più capaci, rispetto alla gran massa dei credenti ordinari, di conoscere più intimamente la realtà divina e la stessa realtà del mondo, tanto da poter illuminare anche la mente ed il cuore degli altri. La purificazione di Maria investe tutto il suo contegno religioso e morale, preservandola da ogni macchia di idolatria, di disobbedienza, di ribellione della carne: “O Maria, Dio ti ha prescelta e ti ha reso pura; e ti ha prescelta al di sopra di tutte le donne dell’universo”. Secondo Maometto, inoltre, Maryam incarnerebbe il modello compiuto della perfetta donna musulmana. Nel Corano, infatti, si loda la sua obbedienza e sottomissione a Dio, la vita pia, santa e giusta, il suo pudore e la riservatezza, come il suo amore per il silenzio e il raccoglimento, per la preghiera e il digiuno. Il Profeta diffusamente rievoca i fatti notevoli della vita di colei che ancor prima della nascita è avvolta di luminosa santità: è descritta come muhàrrar, ossia creatura del tutto consacrata al servizio di Dio e posta sotto la Sua speciale protezione contro le insidie di Satana, il reietto (sura 3,35). Sempre nella sura 3 si ricorda l’intensa vita di preghiera e nascondimento nel tempio sotto la custodia di Zaccaria, suo parente, nutrita ogni giorno in modo prodigioso. Per ben due volte si parla dell’annunciazione e del concepimento verginale di Gesù: «Gli angeli dissero a Maria: “O Maria, Iddio ti annunzia la buona novella di una parola che viene da lui, il cui nome è Cristo, Gesù, figlio di Maria… uno dei familiari più intimi di Dio. Ed egli parlerà agli uomini dalla culla come adulto, e sarà dei buoni”. Rispose allora Maria: “O mio Signore, come potrò avere un figlio, chè nessun uomo mi ha mai accostata?”. Rispose l’angelo: “Eppure Dio crea ciò che Egli vuole”» (sura 3,45-47). La scena dell’annunciazione è rievocata anche nel capitolo 19 con le parole dell’angelo: “Io sono il messaggero del tuo Signore, per donarti un fanciullo purissimo”. L’insegnamento del Corano nei riguardi di Maria ha lasciato tracce durature nei fedeli di Allah, suscitando in ogni tempo sentimenti di venerazione e atti di ossequio, che secondo la tradizione risalgono allo stesso Maometto. Per i musulmani, poiché Gesù Cristo non è figlio di Dio, sua madre non può essere considerata con il titolo che è il più importante per i cristiano-cattolici, la Teotòkos, la Madre di Dio. Ella è semplicemente “Nostra Signora Maria” e non esiste una preghiera di intercessione rivolta a Maria, in quanto tutte le preghiere islamiche sono rivolte ad Allah. Tuttavia, a livello popolare i musulmani, specie le donne, visitano molti santuari mariani: in Egitto, a Deir Dronka e a Deir Rifa, in Siria, a Seidnaya, non lontano da Damasco, così come in alcuni luoghi del Libano, in Turchia a Efeso (Izmir) in cui si trova, secondo alcune testimonianze, la “casa di Maria”; ad Algeri e in Indonesia, cui si devono aggiungere anche alcuni santuari europei, Fatima, Lourdes e Loreto. Di solito i fedeli musulmani frequentano i luoghi dedicati a Maria per sciogliere un voto, chiedere il dono della maternità, accendere un cero, offrire olio, agnelli, capretti, ed anche oggetti preziosi. Nei santuari baciano l’immagine di Sitti Maryam o ne toccano la statua con un fazzoletto che passano sul volto e può accadere che trascorrano l’intera notte in preghiera. Maria, la madre di tutte le genti, fa in qualche modo da ponte tra popoli di fede e cultura diverse, portando sotto il suo manto all’unità e alla pace quei figli dispersi e spesso divisi da insanabili conflitti e guerre fratricide che la storia ancora ci consegna nella triste attualità dei nostri giorni.

Annalisa S.

Bianca come il latte…

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BIANCA COME IL LATTE E ROSSA COME IL SANGUE

In questo mese, nella nostra rubrica sulla Comunicazione, abbiamo scelto di presentare un libro ed un autore. Questo perché, oltre ai moderni new media, la scrittura è, e rimane, ancora una forma importante di Comunicazione.

L’inizio

Un figlio di re mangiava a tavola. Tagliando la ricotta, si ferì ad un dito e una goccia di sangue andò sulla ricotta. Disse a sua madre: “Mamma, vorrei una donna bianca come il latte e rossa come il sangue”. “Eh, figlio mio, chi è bianca non è rossa, e chi è rossa non è bianca. Ma cerca pure se la trovi”.È l’inizio dell’Amore delle tre melagrane, una delle fiabe italiane di Calvino, che ha dato il titolo al romanzo di Alessandro D’Avenia “Bianca come il latte e rossa come il sangue”, la storia di un sedicenne, alla ricerca dell’essenziale, di ciò che fa di ogni giorno “l’inizio di una vita nuova”.

L’autore

Nato a Palermo nel 1977, impara “il novanta per cento delle cose che c’è da sapere sulla vita” in famiglia, una folle tribù di due fratelli e tre sorelle, più babbo e mamma. Al Classico conosce professori che gli cambiano la vita, tra i quali padre Puglisi. Dopo la laurea in Lettere e un dottorato di ricerca, approda all’insegnamento. Attualmente insegna in un liceo milanese. La sua passione è raccontare storie: il primo lavoro è “Bianca come il latte e rossa come il sangue”, del 2010, un successo sia in Italia che all’estero (il romanzo è stato tradotto in 19 paesi). Dal libro è stato tratto, nel 2013, il film omonimo per la regia di Giacomo Campiotti, con Filippo Scicchitano nella parte di Leo, il protagonista; il motivo principale della colonna sonora è la canzone Se si potesse non morire dei Modà, terza al Festival di Sanremo 2013. Del 2011 il secondo romanzo “Cose che nessuno sa”. Nel 2012 ha ricevuto il Premio Internazionale Padre Puglisi, per l’impegno a favore dei ragazzi che incontra nelle scuole di tutta Italia, durante convegni e lezioni. Ha approfondito temi educativi legati ai new media. Di sé dice: “Sono uno scrittore e insegnante perdutamente innamorato della realtà”. Tiene un blog (http://www.profduepuntozero.it), che vuole essere “un laboratorio di idee, in cui ognuno è alunno e maestro allo stesso tempo”.

Il romanzo

Leonardo, abbreviato in Leo, è un sedicenne come tanti: la sua vita corre frenetica tra una partita di calcio e le gare in motorino, la musica, le chat, le lunghe e noiose lezioni di Liceo, dove si aggirano i prof “succhiasangue che tornano a casa e si chiudono nei loro sarcofaghi, aspettando le prossime vittime”. Non ci sono sogni e progetti, solo un senso di inutilità che ha il colore del bianco. Accanto al bianco c’è però il rosso dei capelli di Beatrice, la ragazza di cui Leo è innamorato, senza avere il coraggio di dichiararsi. E poi l’azzurro. Che è il colore degli amici veri, come Silvia, con la quale si può parlare di tutto, perché “ti sa ascoltare e ti sa dare consigli”. Poi inaspettatamente arriva in classe un supplente, un giovane prof al quale brillano gli occhi quando spiega, perché ama appassionatamente quello che fa. Per Leo è semplicemente “il Sognatore”, uno che accende il fuoco dei grandi ideali in ragazzi abituati a stare troppo con i piedi per terra: “Solo quando l’uomo ha fede in ciò che è al di sopra della sua portata – questo è un sogno – l’umanità fa quei passi in avanti che l’aiutano a credere in se stessa”. Credere in se stessi, senza paura di voler bene, fino a perdersi: è questa la lezione che Leo impara, quando si trova ad affrontare la prova più difficile, quella del dolore. A diventare bianco questa volta è il sangue di Beatrice, che si ammala di leucemia. Con l’aiuto di Silvia e del Sognatore, Leo riesce a vincere la paura di stare vicino ad una ragazza che la malattia riduce a un piccolo marziano senza capelli. Da questo momento, e sino alla fine, la storia assume i colori di un romanzo di formazione, nel quale trovano spazio i genitori di Leo e il prof di religione, che scrive frasi di Vangelo alla lavagna e parla dell’Eucarestia. La fine della storia torna ad essere di colore rosso come il Sangue di Gesù: “Anche Dio spreca il suo sangue: una pioggia infinita di amore rosso sangue bagna il mondo ogni giorno nel tentativo di renderci vivi, ma noi restiamo più morti dei morti. Mi sono sempre chiesto perché amore e sangue avessero lo stesso colore: adesso lo so”.

Il colore della vita

Al di là della narrazione, molto semplice nella sua struttura (inizio/prova/epilogo) e neanche troppo originale (ricorda il film cult del 1970 “Love story” di Arthur Hiller, sceneggiatura di Erich Segal), il merito di D’Avenia sta nell’aver conquistato milioni di lettori, giovani e non, con un linguaggio semplice, che dà forma a contenuti alti, che hanno a che fare con Dio. E chi aveva avuto prima d’ora il coraggio, e la capacità, di parlarne con tanto entusiasmo? Una bellissima operazione di fede incarnata nella cultura, un libro da leggere e far leggere, invitando, laddove possibile, l’autore che sa dare colore alle cose della vita.

Sabina M.