La mariologia del Beato Don Giacomo Alberione

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Le preghiere mariane di Don Alberione. Vademecum alberioniano sul Rosario”.

Il mese di Ottobre, dedicato al Rosario e mese conclusivo dell’Anno del Rosario, ci offre l’opportunità di completare il discorso più volte ripreso nella nostra rassegna della Mariologia del Beato G. Alberione, in riferimento al Santo Rosario da lui “interpretato e vissuto”. Dopo avere ricordato e commentato (fin dal numero del dicembre 2002 di “Madre di Dio”, e per nove puntate successive) le principali preghiere mariane di Don Alberione, vogliamo stavolta arricchire il discorso – già avviato nel numero di febbraio 2003 e sviluppato particolarmente nel numero del Luglio scorso – sul rapporto fra il Beato G. Alberione e il Santo Rosario, raccogliendo il suo insegnamento su questa pia pratica, e quasi riproponendo qui un “vademecum alberioniano sul Rosario”.

Non vorremmo ripeterci su cose già scritte; ma qualche richiamo ci pare indispensabile alla completezza della rassegna che ora tentiamo di fare, riportando indicazioni e citazioni da preziose ‘raccolte’, alcune delle quali edite proprio nella felice, doppia circostanza dell’Anno del Rosario che sta per chiudersi e dell’Anno Alberioniano che è da poco iniziato.

  1. Parlando della doppia formulazione che l’Alberione ha proposto del Rosario (quello a ‘Maria Regina degli Apostoli’ e quello alla ‘Mater divinae gratiae’), abbiamo scritto che il “Rosario alberioniano”, così ricco di riferimenti biblici e teologici, inculcato e meditato fin dai primissimi giorni di vita in Istituto, è sempre stato l’autentica “scuola di formazione mariana” e la “forma privilegiata di pietà” per generazioni di Paolini.

E abbiamo più volte ricordato che il primo ‘rosariante’ della Famiglia da lui fondata fu senza alcun dubbio Don Alberione stesso, che la corona del Rosario aveva sempre tra le mani, osservando che alle considerazioni sulla ‘ricchezza di grazia’ legata alla corona del Rosario – così come la intendeva il Beato Alberione –, c’è poco da aggiungere; o solo la considerazione, desunta da un’espressione del Beato Papa Giovanni XXIII che l’Alberione riporta in un articolo del “San Paolo”, dal titolo ‘Perché il Rosario ha tanto potere?’: “Nel Rosario, per ogni decina di ‘Ave, Maria’ ecco un quadro, e per ogni quadro un triplice accento, che è al tempo stesso ‘contemplazione mistica’, ‘riflessione intima’ e ‘intenzione pia’ “.

E affermavamo con convinzione che fu certamente questo il modo di concepire e vivere il Rosario del Beato G. Alberione: “…dai ‘misteri’ al ‘Mistero’, attraverso la via, Maria”, come avrebbe poi scritto papa Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica ‘Rosarium Virginis Mariae’ (cfr. ibid., n. 24).

  1. L’antologia di detti e scritti alberioniani sul Rosario è amplissima. Qui si deve necessariamente andare per esclusione, scegliendo solo alcuni passi che paiono essere tra i più incisivi.
  2. Dal “Vademecum di Don Alberione” (Edizioni Paoline, 1992), raccolta di testi sulle linee qualificanti del carisma dell’Alberione:
  1. “Il Rosario è utile per le anime che hanno grandi ideali da raggiungere; aiuta le anime che hanno gravi doveri da compiere; è un ricostituente spirituale per ogni male” . (Da “È necessario pregare sempre”, 2 (1940), pag. 285).
  2. La nostra vita è un po’ come i misteri del Rosario. E chi dice il Rosario, generalmente ha questo frutto: lasciare nell’anima il vero concetto della vita”. (Da “Esercizi e Meditazioni del Primo Maestro” (1952), p. 172).
  3. “È necessaria una crociata di Rosari, perché vi sia un risveglio cristiano, in particolare adesso, dopo questo Concilio [Vaticano II]”. (Da “Fedeltà allo spirito paolino” (1965), p.57 ).
  4. “Il Rosario istruisce e vivifica la fede. Il Rosario è guida alla vita cristiana. Il Rosario ottiene grazie spirituali e materiali per l’individuo, la società e l’intera umanità”. (Da ‘Perché il Rosario ha tanto potere’ (1969), in ‘Carissimi in San Paolo’, p. 1461).
  1. Dall’opuscolo “Un Rosario speciale” (Edizioni San Paolo, 2003), brevi commenti ai Misteri del Rosario tratti dalle opere di Don Alberione:
  1. “Bisogna attaccarsi alla corona come a una fune che è tenuta in mano da Maria e allora, risalire su, verso il Cielo!” . (Da “Prediche alle Suore Pastorelle” (1957), 438).
  2. “Il Rosario è una breve teologia se lo si considera nel suo complesso, è un riassunto del catechismo…Si può chiamare anche una ‘piccola teologia di Gesù e di Maria’. In esso si intrecciano insieme la verità, la via di Gesù, la vita di Maria”. (Da “Prediche alle Pie Discepole” (1961), 234).
  3. “[Il mistero del Santo Natale si può meditare così]: a Natale Gesù apre la scuola, riceve le iscrizioni. Voi [Suore Pastorelle], siete tutte iscritte alla sua scuola? Gli avete detto: ‘Vengo a scuola anch’io’?. La prima scuola di Gesù è a Betlemme, la prima cattedra è la greppia. Vedete di meditare tutto l’anno il Vangelo… Ma tutti gli anni alla stessa scuola? Sì, tutti gli anni le stesse cose, ma insegnate in un crescendo continuo e completo, secondo il metodo ciclico, in modo che le verità di Gesù rimangano impresse nell’anima fedele che medita e se ne nutre, come faceva la Madonna che ‘da parte sua conservava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore’ ” . (Da “Prediche alle Suore Pastorelle” III, 97).
  4. “[Come alle Nozze di Cana, invochiamo così la Vergine]: ‘O Maria, dite a Gesù: Non hanno più vino! (cfr. Gv 2, 3s): non hanno volontà generosa, ma hanno dell’acqua nelle vene; la prima difficoltà li spaventa. Cambia quest’acqua in vino generoso; già troppo vino debolissimo han bevuto sinora…”. ( Dal ‘Taccuino personale’, 1913-1916 ca.).
  5. [Trasfigurazione]: quando l’anima si studia di far vivere in sé Gesù Cristo, ecco che diviene gradita al Padre e il Padre celeste vede in quell’anima un’immagine del Figlio suo: ‘Questi è il mio Figlio diletto…’. Dobbiamo diventare immagini di Gesù. Immagini viventi, non una statua, un foglio di carta o una tela, ma immagini viventi di Gesù, fino a poter dire: ‘Vive in me Gesù Cristo’ (Gal 2, 20)”. (Da “Prediche alle Pie Discepole” (1958), 207).
  6. “[La nostra ‘Via Crucis’, quarto mistero del dolore]: vogliamo essere veri discepoli di Gesù? Seguiamolo nella via regia della santa Croce. Cioè: rinunziamo a noi stessi, prendiamo la croce, seguiamo Gesù…[…]. L’apostolato della sofferenza è l’apostolato più efficace. Gesù ci salvò con la predicazione, con i miracoli, ma soprattutto ci salvò con la Croce”. (Da “Prediche alle Pie Discepole” (1946-1947), 341-344).
  7. “[Crocifissione di Gesù]: Una tenerezza speciale d’amore è scesa nel cuore di Maria ai piedi della Croce. Ella ha veduto in quel giorno quanto è preziosa un’anima, quanto è cara al cuore di Dio, se Dio, per riaverla, spende tutto il suo sangue. È rimasta bene scolpita nell’anima di Maria la sete divina di Gesù pendente dalla Croce, quando diceva, parlando specialmente di sete spirituale: ‘Ho sete!’. Maria ci accolse in quel giorno come figli adottivi… Ella, che era la madre del ‘primogenito tra molti fratelli’, divenne anche la madre dei fratelli minori, che siamo noi. Beati i figli di una tanta madre!…”. (Da “Unione Cooperatori Buona Stampa”, 20 aprile 1926).
  8. “[Risurrezione di Cristo, Pasqua del Signore]: San Paolo, per esprimere l’ineffabile realtà dell’incorporazione del cristiano alla vita divina, ha coniato parole nuove, anche se ancora inadeguate: ‘Noi siamo morti con Cristo – commortui’ (Tm 2, 11); ‘noi siamo stati sepolti con lui – consepulti” (Rm 6, 4); ‘con lui siamo risuscitati – conresuscitati’ (Ef 2, 6); ‘e con lui regneremo eternamente – nos consedere fecit’ (Ef 2, 6). Tutti gli esercizi di pietà sono mezzi per incorporarci con Cristo: ma il mezzo più diretto è la vita eucaristica, [memoriale della Pasqua del Signore]. (Da “San Paolo”, giugno-luglio 1963).
  9. “[Pentecoste, terzo mistero della gloria]: Maria portò sulle sue braccia la Chiesa nascente. Ella guidò gli Apostoli nella preghiera, là nel Cenacolo, in attesa dello Spirito Santo che sollecitò dal Cielo con le sue suppliche. E fu partecipe dei doni che lo Spirito Santo diede agli Apostoli; anzi, ne fu arricchita in modo più eccellente. E la Chiesa cominciò a dilatarsi e subito cominciarono le persecuzioni. Maria ebbe l’ufficio di illuminare gli Apostoli, di sostenerli nelle difficoltà, di pregare costantemente per essi. Maria rimase come il Vangelo vissuto in mezzo alla Chiesa appena nata”. (Da “Prediche alle Pie Discepole” (1958), 186).
  1. Dal volumetto “Con il cuore di Paolo”Alfabeto della santità” (Paoline Editoriale Libri, 2003), una specie di mini –“Vademecum” di pensieri alberioniani:

“Quando avete il cuore in subbuglio e siete tanto agitati, non parlate e non decidete. Recitate prima un Rosario perché la Madonna vi renda la pace! Vedrete poi subito chiaramente se si tratta solo di un piccolo bene mescolato a molte miserie e inganni”. (Da “Prediche inedite alle Figlie di San Paolo” (1929-1939).

  1. “Il santo Rosario è una catena, una cinghia che fa girare il nostro cuore su quello di Dio(Da “Prediche inedite alle Figlie di San Paolo” (1929-1939).
  2. “Il midollo, l’ossatura del Rosario è questa: che per Maria troviamo Gesù, come i pastori e i Magi”. (Da “Prediche inedite alle Figlie di San Paolo” (1929-1939).
  3. “Il Rosario è inesauribile e, perché sia ben detto, occorre meditare i misteri. È utile ricavare da ogni mistero una verità da considerare, una virtù da praticare, una grazia da ottenere”. (Da “Oportet orare”, vol. 2, Alba 1940).
  4. “Chi sa ripetere devotamente la corona meditando i misteri, attira su di sé una catena ininterrotta di grazie. La corona non è un ornamento, come può essere per una donna del mondo una collana… no! Essa è un monito”. (Da “Prediche alle Suore Pastorelle”, 86 ).

Le citazioni potrebbero continuare quasi all’infinito; ma basti quanto fin qui riportato a convincerci una volta di più che il Beato Giacomo Alberione è stato sicuramente un ‘uomo del Rosario’ recitato, meditato, contemplato e vissuto durante tutto il corso della sua lunga e santa vita.

Bruno Simonetto

Madre di Dio