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L’Annunziatina: vergine, dunque madre

L’ANNUNZIATINA: VERGINE, DUNQUE MADRE
A cura di M.TERESA ANZILOTTA Imsa

“Verginità e maternità spirituale: qui è il grande segno dell’amore particolare che Dio ha per voi” (MCS, p. 184): questa espressione, rivolta da don Alberione proprio a noi Annunziatine, ci riempie di gioia perché racchiude in pochissime parole un mistero infinito di grazia, la stessa che fu data a Maria e che oggi il Signore si degna di dispensare a noi.

Ascoltiamo ancora le esortazioni che il Fondatore ci ha riservato: “Non vive in una solitudine il cuore di chi è consacrato a Dio, anzi vive in un amore immensamente superiore” (UPS, I, 489, 491)… “Vi è una maternità e paternità naturale ed è di quelle persone che abbracciano lo stato matrimoniale. Vi è una maternità più sublime, quella delle anime: le vergini che danno Gesù alle anime, che danno alle anime lo Spirito Santo, come se dal loro cuore venisse versato nel cuore di tante persone. Non si tratterà di salvare uno o due; la maternità spirituale può diventare amplissima, larghissima” (MCS, p. 183).

Al grande dono della maternità spirituale si riferisce anche Papa Francesco quando dice: “La madre Maria e la madre Chiesa sanno carezzare i loro figli, danno tenerezza…  anche la nostra anima è madre”, anche in noi è dunque presente una maternità “che si esprime negli atteggiamenti di umiltà, di accoglienza, di comprensione, di bontà, di perdono e di tenerezza»” (cfr.  L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLV, n.210, 16/09/2015).

Madri dunque in quanto vergini e vergini in quanto madri: un’equazione che vale per tutti i consacrati ma che noi Annunziatine avvertiamo particolarmente perché come Maria Annunziata abbiamo incontrato e accolto l’Amore fino a fargli prendere carne in noi e desideriamo donarLo al mondo intero come Maria Regina degli Apostoli e nello spirito di san Paolo. “Anime che brucino di amor di Dio e che traducono tutta la loro vita in apostolato”: così ci ha pensate il Fondatore parlando degli Istituti aggregati di vita secolare in uno dei suoi taccuini personali del 1958.

La donna che si consacra al Signore non perde né mortifica la sua qualità dominante che è la maternità, anzi! La vive in forma potenziata perché se tutti trovano posto nel cuore di Dio devono trovarlo anche in quello di una persona a lui consacrata, senza confini di numero, di categoria sociale, di simpatia umana, perfino di conoscenza diretta. E se questo è vero in generale per tutti i consacrati, quanto più deve esserlo per chi, come noi paolini, ha “per parrocchia il mondo”! E quanto di più ancora per chi, come noi Annunziatine, nel mondo ci vive fino a farne il suo “convento” e a un tempo lo “spazio specifico” di santificazione e missione!

Ѐ a partire da queste considerazioni, in sintonia con le sollecitazioni che il Santo Padre Francesco non manca mai di sottolineare in consessi di consacrati (“Questa è una grazia che noi preti dobbiamo chiedere: essere padri, essere padri!” Casa S. Marta, 26/06/2013) che l’Istituto Maria Santissima Annunziata ha deciso di dedicare l’anno 2017 all’approfondimento proprio della tematica della maternità spirituale. A tal fine, come ogni anno, si è tenuto dal 3 al 5 gennaio 2017 il Convegno delle Responsabili IMSA presso la Casa Spirituale di Ariccia, dove ci si è soffermati proprio sulla necessità di potenziare sempre più in noi consacrate il rapporto “sponsale” che ci unisce a Cristo per vocazione e la maternità spirituale che, per missione, ne consegue.

La riflessione è stata accompagnata in tutto il suo svolgimento da due figure paradigmatiche per noi in fatto di genitorialità spirituale, quella di Maria e quella di S. Paolo: la “gelosia divina” di Paolo verso i suoi figli spirituali (cfr. 2Cor 11,2), la schiettezza nel definirli generati, “partoriti” da lui (cfr. 1Cor 4,14-16), e insieme quel Cuore di Maria che si è lasciato trafiggere per sempre sotto la Croce del Figlio Divino per non chiudersi più a nessun uomo del tempo e della storia (cfr. Gv 19,26), costituiscono per noi Annunziatine il concreto riferimento del nostro quotidiano per diventare “grembo accogliente” che “porta Dio alle Anime e le Anime a Dio” come voleva don Alberione.

Qualche madre di sangue sorride incredula quando sente che “osiamo” definirci a nostra volta “madri”, quasi che questa sia una prerogativa esclusiva di chi mette fisicamente al mondo delle creature. Ѐ vero, è necessario per noi “prendere lezioni” dalle mamme terrene quanto a delicatezza, comprensione, abnegazione, spirito di sacrificio e tanto altro ancora, ma è pur certo che la vita consacrata, se vissuta in pienezza, porta in sé come dono di grazia una maternità superiore, che contempla pure la cura dei corpi ma soprattutto la più alta carità che è quella dello Spirito.

Le Annunziatine, come si è detto, vivono la loro maternità, così come voleva il Fondatore, con un raggio di azione che ha i confini del mondo ma con uno sguardo che parte dai vicini, lo sguardo che fu di Maria a Cana di Galilea, accorto a ciò che invece era sfuggito ai più.

L’Annunziatina vive la maternità con l’offerta della sua profonda e quotidiana preghiera, declinata poi negli svariati ambienti di vita in cui è inserita: famiglia, lavoro, apostolato.  Per i cristiani “gli altri” sono “fratelli”, per l’Annunziatina – come per ogni consacrato – “gli altri” sono “figli”. In primis, il suo cuore materno raggiunge le sorelle stesse dell’Istituto, da amare così come sono, comprendere nelle necessità, scusare nei difetti, soccorrere nei bisogni, particolarmente quando assumono i contorni della malattia o dell’anzianità.

L’Annunziatina è madre nel cuore e nel tocco. Da qui l’impegno rinnovato al Convegno Nazionale affinché ciascuna si prodighi, in particolare in questo anno, per essere per l’umanità di oggi una “nuova piccola Maria” che col suo modo di fare e di essere annuncia Gesù “come un ramo che sempre lo porta e lo offre agli uomini” (don Alberione).

“Nel cuore di un’anima consacrata tutti devono poter entrare ma nessuno ad eccezione di Dio accomodarsi” (Anonimo): l’amore per gli altri è un frutto che possiamo cogliere solo nella vita di persone profondamente innamorate di Dio che, per troppo pieno, riversano il di più sulle Anime, che non le cercano per avere qualcosa ma esclusivamente per dare, che non le attirano a sé ma indicano solo e soltanto Lui. Dice sempre don Alberione: “Voi siete come le mamme spirituali di tante anime. Le mamme devono mangiare per due quando hanno il bambino da allattare: mangiare per sé e mangiare per avere il latte sufficiente per la vita del bambino. Se volete fare l’apostolato, oltre che pregare nel modo comune e con la quantità comune di preghiera, aggiungerne un po’ di più per dare il latte della fede, il latte dello spirito, alle anime” (MCS, p. 306). Infatti “nessuna più grande ricchezza si può dare a questo mondo povero e orgoglioso che Gesù Cristo” (G. Alberione).

L’Annunziatina, madre per vocazione, intimamente unita a Maria, impara da lei l’amore universale, e sul suo esempio, estende la sua maternità spirituale anche ai sacerdoti, in modo speciale a quelli della Società San Paolo. Le vocazioni, “dolce consolazione del Cuore di Gesù e di Maria”, sono infatti al  centro della preghiera e dell’impegno apostolico delle Annunziatine. L’Istituto promuove da moltissimi anni una preghiera costante per questa intenzione, secondo svariati impegni comuni, e questo perché, come ci ricorda il nostro Statuto: “Dare vocazioni alla Chiesa significa amarla davvero”(CISP 590). A tal fine organizza per giovani anche Adorazioni eucaristiche, esperienze di spiritualità di vario genere, weekend vocazionali, ecc.

Siamo madri, dunque, scelte per dare la VITA che è Gesù. E dal momento che ogni maternità spirituale trova origine e sviluppo nella maternità di Maria, è proprio alla “cara e tenera nostra Madre Maria…” che affidiamo questo anno 2017 nell’impegno che ci siamo date di crescita nella maternità spirituale, quale dono eccelso ricevuto per grazia. A Maria ci affidiamo perché… anche le mamme hanno bisogno della Mamma!

MCS