Bianca come il latte…

BIANCA COME IL LATTE E ROSSA COME IL SANGUE

In questo mese, nella nostra rubrica sulla Comunicazione, abbiamo scelto di presentare un libro ed un autore. Questo perché, oltre ai moderni new media, la scrittura è, e rimane, ancora una forma importante di Comunicazione.

L’inizio

Un figlio di re mangiava a tavola. Tagliando la ricotta, si ferì ad un dito e una goccia di sangue andò sulla ricotta. Disse a sua madre: “Mamma, vorrei una donna bianca come il latte e rossa come il sangue”. “Eh, figlio mio, chi è bianca non è rossa, e chi è rossa non è bianca. Ma cerca pure se la trovi”.È l’inizio dell’Amore delle tre melagrane, una delle fiabe italiane di Calvino, che ha dato il titolo al romanzo di Alessandro D’Avenia “Bianca come il latte e rossa come il sangue”, la storia di un sedicenne, alla ricerca dell’essenziale, di ciò che fa di ogni giorno “l’inizio di una vita nuova”.

L’autore

Nato a Palermo nel 1977, impara “il novanta per cento delle cose che c’è da sapere sulla vita” in famiglia, una folle tribù di due fratelli e tre sorelle, più babbo e mamma. Al Classico conosce professori che gli cambiano la vita, tra i quali padre Puglisi. Dopo la laurea in Lettere e un dottorato di ricerca, approda all’insegnamento. Attualmente insegna in un liceo milanese. La sua passione è raccontare storie: il primo lavoro è “Bianca come il latte e rossa come il sangue”, del 2010, un successo sia in Italia che all’estero (il romanzo è stato tradotto in 19 paesi). Dal libro è stato tratto, nel 2013, il film omonimo per la regia di Giacomo Campiotti, con Filippo Scicchitano nella parte di Leo, il protagonista; il motivo principale della colonna sonora è la canzone Se si potesse non morire dei Modà, terza al Festival di Sanremo 2013. Del 2011 il secondo romanzo “Cose che nessuno sa”. Nel 2012 ha ricevuto il Premio Internazionale Padre Puglisi, per l’impegno a favore dei ragazzi che incontra nelle scuole di tutta Italia, durante convegni e lezioni. Ha approfondito temi educativi legati ai new media. Di sé dice: “Sono uno scrittore e insegnante perdutamente innamorato della realtà”. Tiene un blog (http://www.profduepuntozero.it), che vuole essere “un laboratorio di idee, in cui ognuno è alunno e maestro allo stesso tempo”.

Il romanzo

Leonardo, abbreviato in Leo, è un sedicenne come tanti: la sua vita corre frenetica tra una partita di calcio e le gare in motorino, la musica, le chat, le lunghe e noiose lezioni di Liceo, dove si aggirano i prof “succhiasangue che tornano a casa e si chiudono nei loro sarcofaghi, aspettando le prossime vittime”. Non ci sono sogni e progetti, solo un senso di inutilità che ha il colore del bianco. Accanto al bianco c’è però il rosso dei capelli di Beatrice, la ragazza di cui Leo è innamorato, senza avere il coraggio di dichiararsi. E poi l’azzurro. Che è il colore degli amici veri, come Silvia, con la quale si può parlare di tutto, perché “ti sa ascoltare e ti sa dare consigli”. Poi inaspettatamente arriva in classe un supplente, un giovane prof al quale brillano gli occhi quando spiega, perché ama appassionatamente quello che fa. Per Leo è semplicemente “il Sognatore”, uno che accende il fuoco dei grandi ideali in ragazzi abituati a stare troppo con i piedi per terra: “Solo quando l’uomo ha fede in ciò che è al di sopra della sua portata – questo è un sogno – l’umanità fa quei passi in avanti che l’aiutano a credere in se stessa”. Credere in se stessi, senza paura di voler bene, fino a perdersi: è questa la lezione che Leo impara, quando si trova ad affrontare la prova più difficile, quella del dolore. A diventare bianco questa volta è il sangue di Beatrice, che si ammala di leucemia. Con l’aiuto di Silvia e del Sognatore, Leo riesce a vincere la paura di stare vicino ad una ragazza che la malattia riduce a un piccolo marziano senza capelli. Da questo momento, e sino alla fine, la storia assume i colori di un romanzo di formazione, nel quale trovano spazio i genitori di Leo e il prof di religione, che scrive frasi di Vangelo alla lavagna e parla dell’Eucarestia. La fine della storia torna ad essere di colore rosso come il Sangue di Gesù: “Anche Dio spreca il suo sangue: una pioggia infinita di amore rosso sangue bagna il mondo ogni giorno nel tentativo di renderci vivi, ma noi restiamo più morti dei morti. Mi sono sempre chiesto perché amore e sangue avessero lo stesso colore: adesso lo so”.

Il colore della vita

Al di là della narrazione, molto semplice nella sua struttura (inizio/prova/epilogo) e neanche troppo originale (ricorda il film cult del 1970 “Love story” di Arthur Hiller, sceneggiatura di Erich Segal), il merito di D’Avenia sta nell’aver conquistato milioni di lettori, giovani e non, con un linguaggio semplice, che dà forma a contenuti alti, che hanno a che fare con Dio. E chi aveva avuto prima d’ora il coraggio, e la capacità, di parlarne con tanto entusiasmo? Una bellissima operazione di fede incarnata nella cultura, un libro da leggere e far leggere, invitando, laddove possibile, l’autore che sa dare colore alle cose della vita.

Sabina M.

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