Memoria del Beato Alberione

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La memoria del Beato don Giacomo Alberione quest’anno si inserisce provvidenzialmente nella Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo. E se “regnare è servire”, per i Paolini tutti regnare nel Cristo Maestro VVV significa evangelizzare.

La celebrazione eucaristica che si terrà alle ore 18 di domenica 26 novembre nella Parrocchia Regina degli Apostoli, in via Antonino Pio 75 a Roma, avrà un ricordo-triduo nei tre giorni precedenti, sempre nella celebrazione eucaristica vespertina delle ore 18.

In quei giorni: giovedì 23, venerdì 24 e sabato 25 novembre e poi domenica 26, sarà esposta alla venerazione dei fedeli la reliquia del Beato, presso l’altare del Crocifisso (sotto la grande immagine del Beato Alberione).

Tutte le celebrazioni eucaristiche dei quattro giorni saranno concluse con la preghiera alla Trinità per chiedere l’intercessione del Beato.

Novena

Manifesto

101 domande sulla nostra comunicazione oggi

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CELSO GODILANO, SSP  /  GOVERNO GENERALE  /  02 OTTOBRE 2017

Che cosa comunichiamo nelle nostre email o in FB, Twitter, WhatsApp, Viber, LinkedIn, Google+, Instagram, XING o, ancora, nei nostri blog personali? Quali sono i contenuti: le frasi, le mezze frasi, le foto e i video, gli emoticon o emoji, i GIF e, soprattutto, i selfie? I messaggi “inscatolati” possono essere molto comodi da utilizzare, ma possono anche tradire lo spirito del nostro interesse per “incontrare” l’altra persona. Sappiamo che le frasi, le mezze frasi, gli emoji e i GIF non sono sempre quelli che permangono e restano nell’anima del nostro destinatario.

Perché comunichiamo? Chi sono i nostri destinatari? Di ciò che inviamo, qual è la percentuale di ciò che diciamo agli altri di se stessi e di noi stessi? Come è il nostro modo di comunicare, specialmente nei momenti in cui siamo noi stessi intrappolati nei tanti problemi e preoccupazioni quotidiani? Dalle risposte dei riceventi, loro percepiscono il nostro stato di animo negativo, o ci trovano di sostegno, pazienti, gentili, compassionevoli verso di loro, nonostante le nostre difficoltà personali? Qual è l’impatto di ciò che comunichiamo agli altri? Si sentono contenti, amati, ispirati, incoraggiati, speranzosi, assicurati? Sappiamo anche che meno “parliamo” di noi stessi meglio è, specialmente se l’altro attende la nostra compassione.

Come Paolini e Paoline, comunichiamo valori umani e cristiani più che noi stessi, le cose che contano veramente e non solo delle informazioni, che magari dividono piuttosto che costruire incontri personali significativi? Ricordiamo che ciò che è scritto è “scritto” per sempre. I nostri messaggi possono costruire o distruggere una buona relazione o possono arricchire o impoverire le persone.

Come membri delle nostre comunità, più che comunicare con i mezzi mediati ci viene chiesto di essere comunicatori in prima persona ai nostri fratelli e sorelle. La nostra comunicazione personale deve costruire ponti non muri, creare sinergia e collaborazione, fraternità e comunione in vista della missione. I progressi nelle reti e nei mezzi di comunicazione, specialmente i social media, non garantiscono il nostro essere buoni comunicatori. Si realizza solo quando troviamo e condividiamo in comune – come dice Papa Francesco – «la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio» (EG 87). Ma questo accade solo con un prezzo molto alto per tutti perché ci richiede di uscire dal nostro individualismo poiché – come conclude il Papa – «chiudersi in sé stessi significa assaggiare l’amaro veleno dell’immanenza, e l’umanità avrà la peggio in ogni scelta egoistica che facciamo» (EG 87).

Siamo certamente convinti che una vita di testimonianza personale ai valori evangelici è ancora il modo migliore per comunicare. Ma prima dobbiamo imparare ad ascoltare con la nostra mente, cioè con intelligenza, con delicatezza di cuore e con tutta l’umiltà della volontà per accogliere l’altro come altro da sé. Prima di tutto, il beato Alberione ci esorta che la prima persona da ascoltare non è altri che il Maestro stesso, anzitutto “ai suoi piedi” davanti al Tabernacolo, particolarmente durante la Visita. Il nostro Padre San Paolo continui ad ispirarci con le sue parole: «Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri» (Fil 4:8). Cor Pauli, cor Christi!

Paulus.net

La mariologia del Beato Don Giacomo Alberione

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Le preghiere mariane di Don Alberione. Vademecum alberioniano sul Rosario”.

Il mese di Ottobre, dedicato al Rosario e mese conclusivo dell’Anno del Rosario, ci offre l’opportunità di completare il discorso più volte ripreso nella nostra rassegna della Mariologia del Beato G. Alberione, in riferimento al Santo Rosario da lui “interpretato e vissuto”. Dopo avere ricordato e commentato (fin dal numero del dicembre 2002 di “Madre di Dio”, e per nove puntate successive) le principali preghiere mariane di Don Alberione, vogliamo stavolta arricchire il discorso – già avviato nel numero di febbraio 2003 e sviluppato particolarmente nel numero del Luglio scorso – sul rapporto fra il Beato G. Alberione e il Santo Rosario, raccogliendo il suo insegnamento su questa pia pratica, e quasi riproponendo qui un “vademecum alberioniano sul Rosario”.

Non vorremmo ripeterci su cose già scritte; ma qualche richiamo ci pare indispensabile alla completezza della rassegna che ora tentiamo di fare, riportando indicazioni e citazioni da preziose ‘raccolte’, alcune delle quali edite proprio nella felice, doppia circostanza dell’Anno del Rosario che sta per chiudersi e dell’Anno Alberioniano che è da poco iniziato.

  1. Parlando della doppia formulazione che l’Alberione ha proposto del Rosario (quello a ‘Maria Regina degli Apostoli’ e quello alla ‘Mater divinae gratiae’), abbiamo scritto che il “Rosario alberioniano”, così ricco di riferimenti biblici e teologici, inculcato e meditato fin dai primissimi giorni di vita in Istituto, è sempre stato l’autentica “scuola di formazione mariana” e la “forma privilegiata di pietà” per generazioni di Paolini.

E abbiamo più volte ricordato che il primo ‘rosariante’ della Famiglia da lui fondata fu senza alcun dubbio Don Alberione stesso, che la corona del Rosario aveva sempre tra le mani, osservando che alle considerazioni sulla ‘ricchezza di grazia’ legata alla corona del Rosario – così come la intendeva il Beato Alberione –, c’è poco da aggiungere; o solo la considerazione, desunta da un’espressione del Beato Papa Giovanni XXIII che l’Alberione riporta in un articolo del “San Paolo”, dal titolo ‘Perché il Rosario ha tanto potere?’: “Nel Rosario, per ogni decina di ‘Ave, Maria’ ecco un quadro, e per ogni quadro un triplice accento, che è al tempo stesso ‘contemplazione mistica’, ‘riflessione intima’ e ‘intenzione pia’ “.

E affermavamo con convinzione che fu certamente questo il modo di concepire e vivere il Rosario del Beato G. Alberione: “…dai ‘misteri’ al ‘Mistero’, attraverso la via, Maria”, come avrebbe poi scritto papa Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica ‘Rosarium Virginis Mariae’ (cfr. ibid., n. 24).

  1. L’antologia di detti e scritti alberioniani sul Rosario è amplissima. Qui si deve necessariamente andare per esclusione, scegliendo solo alcuni passi che paiono essere tra i più incisivi.
  2. Dal “Vademecum di Don Alberione” (Edizioni Paoline, 1992), raccolta di testi sulle linee qualificanti del carisma dell’Alberione:
  1. “Il Rosario è utile per le anime che hanno grandi ideali da raggiungere; aiuta le anime che hanno gravi doveri da compiere; è un ricostituente spirituale per ogni male” . (Da “È necessario pregare sempre”, 2 (1940), pag. 285).
  2. La nostra vita è un po’ come i misteri del Rosario. E chi dice il Rosario, generalmente ha questo frutto: lasciare nell’anima il vero concetto della vita”. (Da “Esercizi e Meditazioni del Primo Maestro” (1952), p. 172).
  3. “È necessaria una crociata di Rosari, perché vi sia un risveglio cristiano, in particolare adesso, dopo questo Concilio [Vaticano II]”. (Da “Fedeltà allo spirito paolino” (1965), p.57 ).
  4. “Il Rosario istruisce e vivifica la fede. Il Rosario è guida alla vita cristiana. Il Rosario ottiene grazie spirituali e materiali per l’individuo, la società e l’intera umanità”. (Da ‘Perché il Rosario ha tanto potere’ (1969), in ‘Carissimi in San Paolo’, p. 1461).
  1. Dall’opuscolo “Un Rosario speciale” (Edizioni San Paolo, 2003), brevi commenti ai Misteri del Rosario tratti dalle opere di Don Alberione:
  1. “Bisogna attaccarsi alla corona come a una fune che è tenuta in mano da Maria e allora, risalire su, verso il Cielo!” . (Da “Prediche alle Suore Pastorelle” (1957), 438).
  2. “Il Rosario è una breve teologia se lo si considera nel suo complesso, è un riassunto del catechismo…Si può chiamare anche una ‘piccola teologia di Gesù e di Maria’. In esso si intrecciano insieme la verità, la via di Gesù, la vita di Maria”. (Da “Prediche alle Pie Discepole” (1961), 234).
  3. “[Il mistero del Santo Natale si può meditare così]: a Natale Gesù apre la scuola, riceve le iscrizioni. Voi [Suore Pastorelle], siete tutte iscritte alla sua scuola? Gli avete detto: ‘Vengo a scuola anch’io’?. La prima scuola di Gesù è a Betlemme, la prima cattedra è la greppia. Vedete di meditare tutto l’anno il Vangelo… Ma tutti gli anni alla stessa scuola? Sì, tutti gli anni le stesse cose, ma insegnate in un crescendo continuo e completo, secondo il metodo ciclico, in modo che le verità di Gesù rimangano impresse nell’anima fedele che medita e se ne nutre, come faceva la Madonna che ‘da parte sua conservava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore’ ” . (Da “Prediche alle Suore Pastorelle” III, 97).
  4. “[Come alle Nozze di Cana, invochiamo così la Vergine]: ‘O Maria, dite a Gesù: Non hanno più vino! (cfr. Gv 2, 3s): non hanno volontà generosa, ma hanno dell’acqua nelle vene; la prima difficoltà li spaventa. Cambia quest’acqua in vino generoso; già troppo vino debolissimo han bevuto sinora…”. ( Dal ‘Taccuino personale’, 1913-1916 ca.).
  5. [Trasfigurazione]: quando l’anima si studia di far vivere in sé Gesù Cristo, ecco che diviene gradita al Padre e il Padre celeste vede in quell’anima un’immagine del Figlio suo: ‘Questi è il mio Figlio diletto…’. Dobbiamo diventare immagini di Gesù. Immagini viventi, non una statua, un foglio di carta o una tela, ma immagini viventi di Gesù, fino a poter dire: ‘Vive in me Gesù Cristo’ (Gal 2, 20)”. (Da “Prediche alle Pie Discepole” (1958), 207).
  6. “[La nostra ‘Via Crucis’, quarto mistero del dolore]: vogliamo essere veri discepoli di Gesù? Seguiamolo nella via regia della santa Croce. Cioè: rinunziamo a noi stessi, prendiamo la croce, seguiamo Gesù…[…]. L’apostolato della sofferenza è l’apostolato più efficace. Gesù ci salvò con la predicazione, con i miracoli, ma soprattutto ci salvò con la Croce”. (Da “Prediche alle Pie Discepole” (1946-1947), 341-344).
  7. “[Crocifissione di Gesù]: Una tenerezza speciale d’amore è scesa nel cuore di Maria ai piedi della Croce. Ella ha veduto in quel giorno quanto è preziosa un’anima, quanto è cara al cuore di Dio, se Dio, per riaverla, spende tutto il suo sangue. È rimasta bene scolpita nell’anima di Maria la sete divina di Gesù pendente dalla Croce, quando diceva, parlando specialmente di sete spirituale: ‘Ho sete!’. Maria ci accolse in quel giorno come figli adottivi… Ella, che era la madre del ‘primogenito tra molti fratelli’, divenne anche la madre dei fratelli minori, che siamo noi. Beati i figli di una tanta madre!…”. (Da “Unione Cooperatori Buona Stampa”, 20 aprile 1926).
  8. “[Risurrezione di Cristo, Pasqua del Signore]: San Paolo, per esprimere l’ineffabile realtà dell’incorporazione del cristiano alla vita divina, ha coniato parole nuove, anche se ancora inadeguate: ‘Noi siamo morti con Cristo – commortui’ (Tm 2, 11); ‘noi siamo stati sepolti con lui – consepulti” (Rm 6, 4); ‘con lui siamo risuscitati – conresuscitati’ (Ef 2, 6); ‘e con lui regneremo eternamente – nos consedere fecit’ (Ef 2, 6). Tutti gli esercizi di pietà sono mezzi per incorporarci con Cristo: ma il mezzo più diretto è la vita eucaristica, [memoriale della Pasqua del Signore]. (Da “San Paolo”, giugno-luglio 1963).
  9. “[Pentecoste, terzo mistero della gloria]: Maria portò sulle sue braccia la Chiesa nascente. Ella guidò gli Apostoli nella preghiera, là nel Cenacolo, in attesa dello Spirito Santo che sollecitò dal Cielo con le sue suppliche. E fu partecipe dei doni che lo Spirito Santo diede agli Apostoli; anzi, ne fu arricchita in modo più eccellente. E la Chiesa cominciò a dilatarsi e subito cominciarono le persecuzioni. Maria ebbe l’ufficio di illuminare gli Apostoli, di sostenerli nelle difficoltà, di pregare costantemente per essi. Maria rimase come il Vangelo vissuto in mezzo alla Chiesa appena nata”. (Da “Prediche alle Pie Discepole” (1958), 186).
  1. Dal volumetto “Con il cuore di Paolo”Alfabeto della santità” (Paoline Editoriale Libri, 2003), una specie di mini –“Vademecum” di pensieri alberioniani:

“Quando avete il cuore in subbuglio e siete tanto agitati, non parlate e non decidete. Recitate prima un Rosario perché la Madonna vi renda la pace! Vedrete poi subito chiaramente se si tratta solo di un piccolo bene mescolato a molte miserie e inganni”. (Da “Prediche inedite alle Figlie di San Paolo” (1929-1939).

  1. “Il santo Rosario è una catena, una cinghia che fa girare il nostro cuore su quello di Dio(Da “Prediche inedite alle Figlie di San Paolo” (1929-1939).
  2. “Il midollo, l’ossatura del Rosario è questa: che per Maria troviamo Gesù, come i pastori e i Magi”. (Da “Prediche inedite alle Figlie di San Paolo” (1929-1939).
  3. “Il Rosario è inesauribile e, perché sia ben detto, occorre meditare i misteri. È utile ricavare da ogni mistero una verità da considerare, una virtù da praticare, una grazia da ottenere”. (Da “Oportet orare”, vol. 2, Alba 1940).
  4. “Chi sa ripetere devotamente la corona meditando i misteri, attira su di sé una catena ininterrotta di grazie. La corona non è un ornamento, come può essere per una donna del mondo una collana… no! Essa è un monito”. (Da “Prediche alle Suore Pastorelle”, 86 ).

Le citazioni potrebbero continuare quasi all’infinito; ma basti quanto fin qui riportato a convincerci una volta di più che il Beato Giacomo Alberione è stato sicuramente un ‘uomo del Rosario’ recitato, meditato, contemplato e vissuto durante tutto il corso della sua lunga e santa vita.

Bruno Simonetto

Madre di Dio

 

Insieme

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Annunziatine, esercizi a Susa agosto 2017

INSIEME di don Antonio Rizzolo

«PORTIAMO GESÙ CRISTO CHE AMIAMO IN TUTTI GLI AMBIENTI DI VITA»

Una bella esperienza insieme con le sorelle annunziatine, istituto di consacrate che restano “nel mondo” e che fa parte della famiglia paolina

Cari amici lettori, il mese di agosto volge al termine e per molti anche il tempo delle vacanze estive. Mi auguro che ciascuno di voi abbia potuto di riposarsi e anche trovare qualche spazio per pregare e per meditare la parola di Dio. Soprattutto negli ultimi giorni, dopo il grande caldo degli inizi del mese. C’è comunque ancora tempo nel mese di settembre e, in realtà, ogni giorno dell’anno: basta dedicare dieci minuti ogni sera, prima di addormentarsi, alla lettura del Vangelo del giorno dopo, accompagnato magari dal breve commento che vi offriamo su Credere.

Io ho avuto modo, quest’estate, di meditare più a fondo la parola di Dio grazie al corso di esercizi che ho tenuto intorno a metà agosto nella casa di spiritualità Villa San Pietro, a Susa. Ero insieme a un gruppo di sorelle dell’istituto Maria Santissima Annunziata, che appartiene alla Famiglia paolina fondata dal beato don Giacomo Alberione. Come mi capita sempre quando “spezzo” la Parola per gli altri, sono rimasto edificato dalla testimonianza e dall’impegno di queste sorelle. Due di queste, tra l’altro, hanno festeggiato i 50 anni di professione religiosa, una i 25 anni, una ha rinnovato i voti per un anno, un’altra ha emesso i voti per sempre. La celebrazione di tutto questo è stata molto semplice, ma anche suggestiva, emozionante.

Chi sono, però, le Annunziatine (così sono chiamate per brevità le sorelle dell’istituto)? Ecco come si presentano nel loro sito www.annunziatine.org: «Siamo consacrate a tutti gli effetti perché professiamo i voti di povertà, castità e obbedienza pur rimanendo nel mondo. All’esterno non manifestiamo nulla di particolare in quanto non vestiamo un abito e non viviamo in comunità. Rimaniamo ciascuna nel proprio ambiente di vita, di lavoro e di impegno apostolico e il vantaggio che ne deriva è la possibilità di portare Gesù Cristo che amiamo in tutti gli ambienti: case, uffici, fabbriche, scuole, famiglie, ecc.».

È una vocazione, quella delle Annunziatine e degli altri istituti secolari, attuale e moderna. Quanto bisogno c’è, oggi, di persone che manifestano in ogni ambiente di vita, segno di speranza per gli altri, la bellezza e la gioia della fede! Certo, non è una vocazione facile. Come scrivono sempre le Annunziatine nel loro sito, «per seguire Gesù Cristo più da vicino nel mondo imitandolo nella sua povertà, castità e obbedienza al Padre, fondiamo tutta la nostra vita sul binomio contemplazione-azione. Dice il nostro Fondatore: “Per passare in mezzo al fango senza sporcarsi bisogna essere anime forti, persone che sono vere eroine nel mondo”».

Credere – n.35 – 2017

Le quattro ruote del carro

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LA PEDAGOGIA DELL’INTEGRALITÀ DI ALBERIONE:
LE QUATTRO RUOTE –  Agatino Gugliara, ssp

Agatino Gugliara, sacerdote della Società San Paolo, ha compiuto studi sui Padri della Chiesa. È attualmente Superiore della Comunità di Catania. È impegnato nell’animazione della Famiglia Paolina e nel ministero di guida negli Esercizi spirituali.

LA PEDAGOGIA DELL’INTEGRALITÀ DI ALBERIONE:
LE QUATTRO RUOTE

Agatino Gugliara, ssp


Il tema che vorrei presentarvi, all’interno del vostro seminario, è l’immagine delle “quattro
ruote”. Nella pedagogia dell’integralità questa immagine ci è molto familiare. Da quando siamo entrati nella Famiglia Paolina abbiamo sempre trovato le quattro ruote in tutti gli ambiti, segno di un metodo vissuto, praticato.
Questo metodo deve essere compreso come parte integrante nella “rivoluzione” che porta il nostro carisma. Luigino Bruni, un economista italiano, ha tentato di scrivere una storia economica carismatica. Solitamente nei manuali di economia si trova la storia delle istituzioni economiche; il Bruni ha fatto presente invece che i carismi nella Chiesa hanno compiuto rivoluzioni ben più importanti. Un esempio tra tutti: san Benedetto con il suo ora et labora – che è un po’ all’origine dello sviluppo delle nostre quattro ruote – ha effettuato una vera rivoluzione nel suo tempo perché dimensioni della vita che prima erano separate (la dimensione spirituale e quella del lavoro) sono state da lui unificate. Nel mondo greco-romano chi lavorava non studiava e chi studiava o si dava alla contemplazione non lavorava: lavoravano gli schiavi. Il monaco benedettino è invece colui che prega, studia, ma ha anche una sua attività manuale che ha fatto fiorire attorno al monastero tutta
una serie di attività importanti, che sono state all’origine delle corporazioni moderne degli artigiani. Così, per i lavori per l’abbazia sorgono i distretti della lana, dei filati, delle scarpe… Insomma, questo economista vede come la civiltà moderna, anche le prime forme moderne dei distretti industriali, nascono dalla formula benedettina dell’ora et labora. Così come, andando avanti nella storia – e ce ne potremmo stupire – le prime banche popolari in Europa, cioè i monti di pietà, le creano i francescani, quelli che hanno fatto il voto di povertà. Ma questo è stato il modo più efficace per salvare dall’usura tanta gente.
I carismi, dunque, hanno portato una vera rivoluzione nel campo sociale ed economico, prima ancora che per le attività, per il modo di vivere dei religiosi. Ecco, sotto questo aspetto, sarebbe interessante rileggere, nel mondo moderno e ora post-moderno, il nostro stile di vita fondato sulle quattro ruote come “rimedio” per un mondo frammentato e disarmonico. Ancora una premessa. L’immagine del carro trasportato dalle quattro ruote, con cui viene espressa l’integralità, ha naturalmente le sue radici nel pensiero paolino, perché in san Paolo troviamo l’ideale di un uomo completo. In modo particolare ci riferiamo a 2Tm 3,17: «Perché l’uomo di Dio sia completo (in latino, perfectus) e ben preparato per ogni opera buona». Don Alberione usa questa citazione come titolo degli Esercizi spirituali di un mese per la Società San Paolo nel 1960: «Ut perfectus sit homo Dei», cioè perché l’uomo di Dio sia ben preparato, attrezzato. Il “perfectus” non vuol dire uomo senza difetti; il senso di quella parola, che in greco è “artios”, è “completo”, “pronto”, “ben attrezzato”. Don Alberione, prendendo lo spunto da quanto dice san Paolo, porta avanti l’ideale di un uomo che sia completo in tutti gli aspetti; questa completezza viene dall’essere in Cristo e ha come scopo il portare avanti la sua missione.
Per noi è significativo riflettere sul fatto che questa idea di completezza dell’uomo sia già
espressa dal nostro Fondatore proprio a chiusura del racconto dell’evento che fonda il nostro carisma, cioè la notte di luce. Parlando di quella esperienza vissuta a sedici anni, e che tutti noi ben conosciamo, don Alberione dice, a mo’ di postilla: Rimaneva in fondo il pensiero che è necessario sviluppare tutta la personalità umana per la propria salvezza e per un apostolato più fecondo: mente, cuore, volontà.

Leggi tutto nel pdf  A.Gugliara_4_ruote

Conversione di San Paolo

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25 gennaio Conversione di San Paolo

E’ l’unica conversione celebrata nell’anno liturgico, perchè è il modello di ogni conversione: conversione totale, conversione radicale; per il modo miracoloso – anche esteriormente –  essendo ogni conversione un miracolo di grazie interiori… San Paolo si convertì nella mente: cambiò completamente idee. Anche noi dobbiamo cambiare le idee. E’ necessario abbracciare le massime del Vangelo. San Paolo, per eccitarsi e coltivare la fiamma nuova che era entrata nel suo cuore si ritirò nel deserto per tre anni. Bisogna convertire il cuore… Rettificare gli affetti. Questo nostro cuore bisogna che ami Gesù, la santissima Vergine. Deve diventare pio, umile, coraggioso. La conversione di San Paolo è anche conversione di volontà. Che cosa vuoi che io faccia? (At 22,10). Si rimette completamente alla volontà di Dio (Prediche P.Maestro 274-75).

dal libro: Un anno con d.Alberione – A cura di G.Mauro Ferrero ssp

Giubileo Famiglia Paolina

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Italia: Giubilei della Famiglia Paolina 2016

Italia: Giubilei della Famiglia Paolina 2016

Italia: Giubilei della Famiglia Paolina 2016

Anche per quest’anno è tempo di Giubilei per la Famiglia Paolina. Un’occasione di incontro di Famiglia, di preghiera e di condivisione in questo anno del Giubileo straordinario della Misericordia. Per questo il tema del logo giubilare è stato ripreso nel manifesto e nelle altre immagini.

A tutti i festeggiati della “mirabile Famiglia Paolina” gli auguri e il ricordo da parte della Commissione intercongregazionale per le Celebrazioni della Famiglia Paolina.

Don Carlo Cibien, ssp

http://www.alberione.org/index.php?lang=it

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