E Gesù Venne

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Locandina con invito alle prime due presentazioni che si terranno in Diocesi di Brindisi, la terra natale della nostra sorella Antonietta Guadalupi.
La presentazione che terrà Annamaria Gustinelli sarà arricchita da canti meditativi, lettura di alcuni brani tratti dagli scritti di Antonietta, testimonianze dal vivo.
Interverranno l’ Arcivescovo della Diocesi Mons. Domenico Caliandro ed il Vicario Episcopale Rev. Fabio Ciollaro.
Draduzione

queridísima

adjunto encontrará el cartel con una invitación a las dos primeras presentaciones que se celebrarán en la diócesis de Brindisi, el lugar de nacimiento de nuestra hermana Antonietta Guadalupi. La presentación de Annamaria Gustinelli se enriquecerá con canciones meditativas, leyendo algunas de las canciones de los escritos de Antonietta, testimonios en vivo. Arzobispo de la Diócesis se dirigirá al Arzobispo Domenico Caliandro y al Vicario Episcopal Rev. Fabio Ciollaro. Exigimos apoyo con oración para que el Señor bendiga el esfuerzo apostólico de dar a conocer la figura ejemplar de nuestra hermana y el don de nuevas y santas vocaciones al Instituto ya toda la Iglesia.

Conversione di San Paolo

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25 gennaio Conversione di San Paolo

E’ l’unica conversione celebrata nell’anno liturgico, perchè è il modello di ogni conversione: conversione totale, conversione radicale; per il modo miracoloso – anche esteriormente –  essendo ogni conversione un miracolo di grazie interiori… San Paolo si convertì nella mente: cambiò completamente idee. Anche noi dobbiamo cambiare le idee. E’ necessario abbracciare le massime del Vangelo. San Paolo, per eccitarsi e coltivare la fiamma nuova che era entrata nel suo cuore si ritirò nel deserto per tre anni. Bisogna convertire il cuore… Rettificare gli affetti. Questo nostro cuore bisogna che ami Gesù, la santissima Vergine. Deve diventare pio, umile, coraggioso. La conversione di San Paolo è anche conversione di volontà. Che cosa vuoi che io faccia? (At 22,10). Si rimette completamente alla volontà di Dio (Prediche P.Maestro 274-75).

dal libro: Un anno con d.Alberione – A cura di G.Mauro Ferrero ssp

La fame del cuore

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LA FAME DEL CUORE

brentasi«Con il vuoto del cuore io cammino: il cibo non riesce a riempirlo. Con il vuoto d’immenso in me io cammino: la strada non riesce a saziarlo. Con il vuoto d’eterno in me io cammino: il tempo non riesce a terminarlo. Con il vuoto d’amore in me io cammino: nessuno riesce a colmarlo. Bramo una grande bellezza, mentre cammino, sogno un grande amore, mentre cammino. Ora con Dio io cammino! Cammino con passi giganti, salto sulla cima dei monti. Sono una preghiera in cammino! Non più solo, non più triste io cammino. Ora sul sentiero della bellezza io cammino, ora sul sentiero dell’amore io cammino. O Dio, che bello ora il cammino! »

(Canto dei Navajios)

Esiste, non so dove, un bellissimo paese: Altrove.

(Libera Carelli)

Vocazione e vita consacrata

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VOCAZIONE E VITA CONSACRATA

vitoLode a Dio

L’espressione Vita Consacrata significa “vita dedicata a Dio”. “Fin dai primi tempi della Chiesa vi furono uomini e donne che per mezzo della pratica dei consigli evangelici seguirono Cristo più da vicino, una vita consacrata a Dio. Molti di essi, sotto l’impulso dello Spirito Santo, vissero una vita solitaria o fondarono famiglie religiose che la Chiesa con la sua autorità volentieri accolse ed approvò. Cosicchè per disegno divino si sviluppò una meravigliosa varietà di comunità religiose “

(PC n.1 ).

Il recente Magistero ha espresso grandi elogi della vita consacrata: “ Chi oserebbe sostenere… chela Chiesa potrebbe fare a meno di questi testimoni eccezionali della trascendenza dell’amore di Cristo, o che il mondo potrebbe senza suo danno lasciar spegnere queste luci…? Senza questo segno concreto, la carità che anima l’intera Chiesa rischierebbe di raffreddarsi, il paradosso salvifico del Vangelo di smussarsi, il sale della fede di diluirsi in un mondo in fase di secolarizzazione”. (Paolo VI).  Santa Teresa di Gesù si domandava a proposito : “ Che sarebbe del mondo se non vi fossero i religiosi?”. Bisogna veramente «elevare al Signore un inno di ringraziamento per la vita consacrata. Se essa non ci fosse, il mondo sarebbe più povero! La vita consacrata è importante perché è un segno di gratuità e d’amore, e ciò tanto più in una società che rischia di essere soffocata nel vortice dell’effimero e dell’utile. La vita consacrata, invece, testimonia la sovrabbondanza d’amore che spinge a “perdere” la propria vita, come risposta alla sovrabbondanza di amore del Signore, che per primo ha “perduto” la sua vita per noi»   (Benedetto XVI)

Dal libro: Una vita per Dio – Vito Spagnolo

L’amore più grande

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L‘AMORE PIU’ GRANDE

“Ciò che è lo sposo per la donna che ama,
la sentinella che veglia sulla roccia,
ciò che è il pilota al timone della nave,
tutto questo, Signore, tu sei per me.

Ciò che è la fontana nel giardino,
e lampada accesa nel buio,
e il tesoro nello scrigna,
tutto questo, Signore, tu sei per me.

Ciò che è il rubino sull’anello,
ciò che è il miele nel favo,
e la mamma in una casa,
tutto questo, Signore, tu sei per me.

Ciò che è il sole nell’ombra,
e l’immagine nello specchio.
Ciò che è il frutto maturo sul ramo,
tutto questo,Signore, tu sei per me.

(Enrico Susone)

 

Dire pane al pane e vino al vino

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DIRE PANE AL PANE E VINO AL VINO

VIGNETTA PSICOLOGIAUna signora , depressa e stressata, andò da un famoso psichiatra. Sulla porta dello studio, dopo la prima visita, disse al dottore: “Mi conosco, sono una donna molto sensibile”. “Si, signora”, rispose il dottore, “ lei è molto egoista”. Naturalmente la signora se ne andò di malumore. Dopo dieci giorni ritornò e si scusò col dottore: “Dopo lunghe riflessioni e preghiere ho riconosciuto di essere egoista”. Il dottore scrisse: “ Il problema di questo e di molti altri casi di persone nervose è che credono troppo in se stesse. Sciupano le risorse di cui il mondo ha più bisogno: amore, generosità e simpatie”.

Noi continuiamo a illuderci che tutti pensino a noi, ma non è vero. Gli altri sono come noi: pensano a se stessi.

(Charles Reade)

da: J.Maurus – Un momento per favore

Dio piantò un giardino

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LA BIBBIA: STORIA E RIVELAZIONE
Siamo ormai alla linea di partenza di un nuovo anno pastorale e catechistico. Oltre che a fare rifornimento di entusiasmo, ottimismo e tanta Grazia di Dio, è buona cosa equipaggiarsi di sempre nuovi strumenti che ci accompagnino nel nostro impegno apostolico e di evangelizzazione. Il volume Breve storia d’Israele,delle Edizioni Terra Santa, vuol essere di aiuto a chi si accosta alla Bibbia con senso critico, cercando non solo il messaggio religioso, ma anche le coordinate storico-geografiche. Un lavoro integrato dal dvd: Dio parla, utile per insegnanti, catechisti e per quanti desiderano una guida semplice e pratica che li accompagni nella comprensione dell’Antico Testamento. L’autore Vincenzo Lo Passo ha voluto vagliare, di volta in volta, l’attendibilità storica dei testi in base a documenti extra- biblici e archeologici. Una guida semplice e pratica che aiuta a superare le prime difficoltà poste dalla datazione e dalla natura dei testi della Sacra Scrittura, un facile raffronto storico-letterario che sa suscitare sempre nuove domande di senso e di fede.
Altro interessante sussidio è Atelier della Bibbia edizioni Dehoniane che si rivolge a chi fa parte o si ritrova a guidare gruppi biblici e liturgici, centri di ascolto del Vangelo e a giovani o adulti che affascinati dalla Bibbia desiderano divenire lettori consapevoli, perché il “ tessuto della Scrittura” possa aprirsi alla possibilità di farsi “Parola da indossare”. L’autrice Anna Maria Corallo propone un percorso lineare ed efficace per apprendere un processo interpretativo applicato soprattutto ai testi del Nuovo Testamento. Ogni bravo sarto sa che un capo di abbigliamento comodo e piacevole non è l’improvvisato affaccendarsi tra stoffe e aghi, ma è un’arte che richiede competenze e conoscenze. Allo stesso modo, entrare in dialogo con un testo biblico non è un operazione magica, ma il risultato di un apprendistato che richiede pazienza, passione e impegno. E non è cosa strana paragonare un testo scritto ad un tessuto di stoffa, visto che la parola latina textus, dalla quale deriva “testo”, è la stessa dalla quale proviene il termine tessuto. In fin dei conti è solo questione di cosa si intreccia: parole o fili! E allora non ci resta che metterci in cammino e… all’opera! Per divenire sempre più donne capaci di Vangelo!

R.G.

Bianca come il latte…

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BIANCA COME IL LATTE E ROSSA COME IL SANGUE

In questo mese, nella nostra rubrica sulla Comunicazione, abbiamo scelto di presentare un libro ed un autore. Questo perché, oltre ai moderni new media, la scrittura è, e rimane, ancora una forma importante di Comunicazione.

L’inizio

Un figlio di re mangiava a tavola. Tagliando la ricotta, si ferì ad un dito e una goccia di sangue andò sulla ricotta. Disse a sua madre: “Mamma, vorrei una donna bianca come il latte e rossa come il sangue”. “Eh, figlio mio, chi è bianca non è rossa, e chi è rossa non è bianca. Ma cerca pure se la trovi”.È l’inizio dell’Amore delle tre melagrane, una delle fiabe italiane di Calvino, che ha dato il titolo al romanzo di Alessandro D’Avenia “Bianca come il latte e rossa come il sangue”, la storia di un sedicenne, alla ricerca dell’essenziale, di ciò che fa di ogni giorno “l’inizio di una vita nuova”.

L’autore

Nato a Palermo nel 1977, impara “il novanta per cento delle cose che c’è da sapere sulla vita” in famiglia, una folle tribù di due fratelli e tre sorelle, più babbo e mamma. Al Classico conosce professori che gli cambiano la vita, tra i quali padre Puglisi. Dopo la laurea in Lettere e un dottorato di ricerca, approda all’insegnamento. Attualmente insegna in un liceo milanese. La sua passione è raccontare storie: il primo lavoro è “Bianca come il latte e rossa come il sangue”, del 2010, un successo sia in Italia che all’estero (il romanzo è stato tradotto in 19 paesi). Dal libro è stato tratto, nel 2013, il film omonimo per la regia di Giacomo Campiotti, con Filippo Scicchitano nella parte di Leo, il protagonista; il motivo principale della colonna sonora è la canzone Se si potesse non morire dei Modà, terza al Festival di Sanremo 2013. Del 2011 il secondo romanzo “Cose che nessuno sa”. Nel 2012 ha ricevuto il Premio Internazionale Padre Puglisi, per l’impegno a favore dei ragazzi che incontra nelle scuole di tutta Italia, durante convegni e lezioni. Ha approfondito temi educativi legati ai new media. Di sé dice: “Sono uno scrittore e insegnante perdutamente innamorato della realtà”. Tiene un blog (http://www.profduepuntozero.it), che vuole essere “un laboratorio di idee, in cui ognuno è alunno e maestro allo stesso tempo”.

Il romanzo

Leonardo, abbreviato in Leo, è un sedicenne come tanti: la sua vita corre frenetica tra una partita di calcio e le gare in motorino, la musica, le chat, le lunghe e noiose lezioni di Liceo, dove si aggirano i prof “succhiasangue che tornano a casa e si chiudono nei loro sarcofaghi, aspettando le prossime vittime”. Non ci sono sogni e progetti, solo un senso di inutilità che ha il colore del bianco. Accanto al bianco c’è però il rosso dei capelli di Beatrice, la ragazza di cui Leo è innamorato, senza avere il coraggio di dichiararsi. E poi l’azzurro. Che è il colore degli amici veri, come Silvia, con la quale si può parlare di tutto, perché “ti sa ascoltare e ti sa dare consigli”. Poi inaspettatamente arriva in classe un supplente, un giovane prof al quale brillano gli occhi quando spiega, perché ama appassionatamente quello che fa. Per Leo è semplicemente “il Sognatore”, uno che accende il fuoco dei grandi ideali in ragazzi abituati a stare troppo con i piedi per terra: “Solo quando l’uomo ha fede in ciò che è al di sopra della sua portata – questo è un sogno – l’umanità fa quei passi in avanti che l’aiutano a credere in se stessa”. Credere in se stessi, senza paura di voler bene, fino a perdersi: è questa la lezione che Leo impara, quando si trova ad affrontare la prova più difficile, quella del dolore. A diventare bianco questa volta è il sangue di Beatrice, che si ammala di leucemia. Con l’aiuto di Silvia e del Sognatore, Leo riesce a vincere la paura di stare vicino ad una ragazza che la malattia riduce a un piccolo marziano senza capelli. Da questo momento, e sino alla fine, la storia assume i colori di un romanzo di formazione, nel quale trovano spazio i genitori di Leo e il prof di religione, che scrive frasi di Vangelo alla lavagna e parla dell’Eucarestia. La fine della storia torna ad essere di colore rosso come il Sangue di Gesù: “Anche Dio spreca il suo sangue: una pioggia infinita di amore rosso sangue bagna il mondo ogni giorno nel tentativo di renderci vivi, ma noi restiamo più morti dei morti. Mi sono sempre chiesto perché amore e sangue avessero lo stesso colore: adesso lo so”.

Il colore della vita

Al di là della narrazione, molto semplice nella sua struttura (inizio/prova/epilogo) e neanche troppo originale (ricorda il film cult del 1970 “Love story” di Arthur Hiller, sceneggiatura di Erich Segal), il merito di D’Avenia sta nell’aver conquistato milioni di lettori, giovani e non, con un linguaggio semplice, che dà forma a contenuti alti, che hanno a che fare con Dio. E chi aveva avuto prima d’ora il coraggio, e la capacità, di parlarne con tanto entusiasmo? Una bellissima operazione di fede incarnata nella cultura, un libro da leggere e far leggere, invitando, laddove possibile, l’autore che sa dare colore alle cose della vita.

Sabina M.