E Gesù Venne

Immagine

Locandina con invito alle prime due presentazioni che si terranno in Diocesi di Brindisi, la terra natale della nostra sorella Antonietta Guadalupi.
La presentazione che terrà Annamaria Gustinelli sarà arricchita da canti meditativi, lettura di alcuni brani tratti dagli scritti di Antonietta, testimonianze dal vivo.
Interverranno l’ Arcivescovo della Diocesi Mons. Domenico Caliandro ed il Vicario Episcopale Rev. Fabio Ciollaro.
Draduzione

queridísima

adjunto encontrará el cartel con una invitación a las dos primeras presentaciones que se celebrarán en la diócesis de Brindisi, el lugar de nacimiento de nuestra hermana Antonietta Guadalupi. La presentación de Annamaria Gustinelli se enriquecerá con canciones meditativas, leyendo algunas de las canciones de los escritos de Antonietta, testimonios en vivo. Arzobispo de la Diócesis se dirigirá al Arzobispo Domenico Caliandro y al Vicario Episcopal Rev. Fabio Ciollaro. Exigimos apoyo con oración para que el Señor bendiga el esfuerzo apostólico de dar a conocer la figura ejemplar de nuestra hermana y el don de nuevas y santas vocaciones al Instituto ya toda la Iglesia.

La mariologia del Beato Don Giacomo Alberione

Immagine

Le preghiere mariane di Don Alberione. Vademecum alberioniano sul Rosario”.

Il mese di Ottobre, dedicato al Rosario e mese conclusivo dell’Anno del Rosario, ci offre l’opportunità di completare il discorso più volte ripreso nella nostra rassegna della Mariologia del Beato G. Alberione, in riferimento al Santo Rosario da lui “interpretato e vissuto”. Dopo avere ricordato e commentato (fin dal numero del dicembre 2002 di “Madre di Dio”, e per nove puntate successive) le principali preghiere mariane di Don Alberione, vogliamo stavolta arricchire il discorso – già avviato nel numero di febbraio 2003 e sviluppato particolarmente nel numero del Luglio scorso – sul rapporto fra il Beato G. Alberione e il Santo Rosario, raccogliendo il suo insegnamento su questa pia pratica, e quasi riproponendo qui un “vademecum alberioniano sul Rosario”.

Non vorremmo ripeterci su cose già scritte; ma qualche richiamo ci pare indispensabile alla completezza della rassegna che ora tentiamo di fare, riportando indicazioni e citazioni da preziose ‘raccolte’, alcune delle quali edite proprio nella felice, doppia circostanza dell’Anno del Rosario che sta per chiudersi e dell’Anno Alberioniano che è da poco iniziato.

  1. Parlando della doppia formulazione che l’Alberione ha proposto del Rosario (quello a ‘Maria Regina degli Apostoli’ e quello alla ‘Mater divinae gratiae’), abbiamo scritto che il “Rosario alberioniano”, così ricco di riferimenti biblici e teologici, inculcato e meditato fin dai primissimi giorni di vita in Istituto, è sempre stato l’autentica “scuola di formazione mariana” e la “forma privilegiata di pietà” per generazioni di Paolini.

E abbiamo più volte ricordato che il primo ‘rosariante’ della Famiglia da lui fondata fu senza alcun dubbio Don Alberione stesso, che la corona del Rosario aveva sempre tra le mani, osservando che alle considerazioni sulla ‘ricchezza di grazia’ legata alla corona del Rosario – così come la intendeva il Beato Alberione –, c’è poco da aggiungere; o solo la considerazione, desunta da un’espressione del Beato Papa Giovanni XXIII che l’Alberione riporta in un articolo del “San Paolo”, dal titolo ‘Perché il Rosario ha tanto potere?’: “Nel Rosario, per ogni decina di ‘Ave, Maria’ ecco un quadro, e per ogni quadro un triplice accento, che è al tempo stesso ‘contemplazione mistica’, ‘riflessione intima’ e ‘intenzione pia’ “.

E affermavamo con convinzione che fu certamente questo il modo di concepire e vivere il Rosario del Beato G. Alberione: “…dai ‘misteri’ al ‘Mistero’, attraverso la via, Maria”, come avrebbe poi scritto papa Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica ‘Rosarium Virginis Mariae’ (cfr. ibid., n. 24).

  1. L’antologia di detti e scritti alberioniani sul Rosario è amplissima. Qui si deve necessariamente andare per esclusione, scegliendo solo alcuni passi che paiono essere tra i più incisivi.
  2. Dal “Vademecum di Don Alberione” (Edizioni Paoline, 1992), raccolta di testi sulle linee qualificanti del carisma dell’Alberione:
  1. “Il Rosario è utile per le anime che hanno grandi ideali da raggiungere; aiuta le anime che hanno gravi doveri da compiere; è un ricostituente spirituale per ogni male” . (Da “È necessario pregare sempre”, 2 (1940), pag. 285).
  2. La nostra vita è un po’ come i misteri del Rosario. E chi dice il Rosario, generalmente ha questo frutto: lasciare nell’anima il vero concetto della vita”. (Da “Esercizi e Meditazioni del Primo Maestro” (1952), p. 172).
  3. “È necessaria una crociata di Rosari, perché vi sia un risveglio cristiano, in particolare adesso, dopo questo Concilio [Vaticano II]”. (Da “Fedeltà allo spirito paolino” (1965), p.57 ).
  4. “Il Rosario istruisce e vivifica la fede. Il Rosario è guida alla vita cristiana. Il Rosario ottiene grazie spirituali e materiali per l’individuo, la società e l’intera umanità”. (Da ‘Perché il Rosario ha tanto potere’ (1969), in ‘Carissimi in San Paolo’, p. 1461).
  1. Dall’opuscolo “Un Rosario speciale” (Edizioni San Paolo, 2003), brevi commenti ai Misteri del Rosario tratti dalle opere di Don Alberione:
  1. “Bisogna attaccarsi alla corona come a una fune che è tenuta in mano da Maria e allora, risalire su, verso il Cielo!” . (Da “Prediche alle Suore Pastorelle” (1957), 438).
  2. “Il Rosario è una breve teologia se lo si considera nel suo complesso, è un riassunto del catechismo…Si può chiamare anche una ‘piccola teologia di Gesù e di Maria’. In esso si intrecciano insieme la verità, la via di Gesù, la vita di Maria”. (Da “Prediche alle Pie Discepole” (1961), 234).
  3. “[Il mistero del Santo Natale si può meditare così]: a Natale Gesù apre la scuola, riceve le iscrizioni. Voi [Suore Pastorelle], siete tutte iscritte alla sua scuola? Gli avete detto: ‘Vengo a scuola anch’io’?. La prima scuola di Gesù è a Betlemme, la prima cattedra è la greppia. Vedete di meditare tutto l’anno il Vangelo… Ma tutti gli anni alla stessa scuola? Sì, tutti gli anni le stesse cose, ma insegnate in un crescendo continuo e completo, secondo il metodo ciclico, in modo che le verità di Gesù rimangano impresse nell’anima fedele che medita e se ne nutre, come faceva la Madonna che ‘da parte sua conservava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore’ ” . (Da “Prediche alle Suore Pastorelle” III, 97).
  4. “[Come alle Nozze di Cana, invochiamo così la Vergine]: ‘O Maria, dite a Gesù: Non hanno più vino! (cfr. Gv 2, 3s): non hanno volontà generosa, ma hanno dell’acqua nelle vene; la prima difficoltà li spaventa. Cambia quest’acqua in vino generoso; già troppo vino debolissimo han bevuto sinora…”. ( Dal ‘Taccuino personale’, 1913-1916 ca.).
  5. [Trasfigurazione]: quando l’anima si studia di far vivere in sé Gesù Cristo, ecco che diviene gradita al Padre e il Padre celeste vede in quell’anima un’immagine del Figlio suo: ‘Questi è il mio Figlio diletto…’. Dobbiamo diventare immagini di Gesù. Immagini viventi, non una statua, un foglio di carta o una tela, ma immagini viventi di Gesù, fino a poter dire: ‘Vive in me Gesù Cristo’ (Gal 2, 20)”. (Da “Prediche alle Pie Discepole” (1958), 207).
  6. “[La nostra ‘Via Crucis’, quarto mistero del dolore]: vogliamo essere veri discepoli di Gesù? Seguiamolo nella via regia della santa Croce. Cioè: rinunziamo a noi stessi, prendiamo la croce, seguiamo Gesù…[…]. L’apostolato della sofferenza è l’apostolato più efficace. Gesù ci salvò con la predicazione, con i miracoli, ma soprattutto ci salvò con la Croce”. (Da “Prediche alle Pie Discepole” (1946-1947), 341-344).
  7. “[Crocifissione di Gesù]: Una tenerezza speciale d’amore è scesa nel cuore di Maria ai piedi della Croce. Ella ha veduto in quel giorno quanto è preziosa un’anima, quanto è cara al cuore di Dio, se Dio, per riaverla, spende tutto il suo sangue. È rimasta bene scolpita nell’anima di Maria la sete divina di Gesù pendente dalla Croce, quando diceva, parlando specialmente di sete spirituale: ‘Ho sete!’. Maria ci accolse in quel giorno come figli adottivi… Ella, che era la madre del ‘primogenito tra molti fratelli’, divenne anche la madre dei fratelli minori, che siamo noi. Beati i figli di una tanta madre!…”. (Da “Unione Cooperatori Buona Stampa”, 20 aprile 1926).
  8. “[Risurrezione di Cristo, Pasqua del Signore]: San Paolo, per esprimere l’ineffabile realtà dell’incorporazione del cristiano alla vita divina, ha coniato parole nuove, anche se ancora inadeguate: ‘Noi siamo morti con Cristo – commortui’ (Tm 2, 11); ‘noi siamo stati sepolti con lui – consepulti” (Rm 6, 4); ‘con lui siamo risuscitati – conresuscitati’ (Ef 2, 6); ‘e con lui regneremo eternamente – nos consedere fecit’ (Ef 2, 6). Tutti gli esercizi di pietà sono mezzi per incorporarci con Cristo: ma il mezzo più diretto è la vita eucaristica, [memoriale della Pasqua del Signore]. (Da “San Paolo”, giugno-luglio 1963).
  9. “[Pentecoste, terzo mistero della gloria]: Maria portò sulle sue braccia la Chiesa nascente. Ella guidò gli Apostoli nella preghiera, là nel Cenacolo, in attesa dello Spirito Santo che sollecitò dal Cielo con le sue suppliche. E fu partecipe dei doni che lo Spirito Santo diede agli Apostoli; anzi, ne fu arricchita in modo più eccellente. E la Chiesa cominciò a dilatarsi e subito cominciarono le persecuzioni. Maria ebbe l’ufficio di illuminare gli Apostoli, di sostenerli nelle difficoltà, di pregare costantemente per essi. Maria rimase come il Vangelo vissuto in mezzo alla Chiesa appena nata”. (Da “Prediche alle Pie Discepole” (1958), 186).
  1. Dal volumetto “Con il cuore di Paolo”Alfabeto della santità” (Paoline Editoriale Libri, 2003), una specie di mini –“Vademecum” di pensieri alberioniani:

“Quando avete il cuore in subbuglio e siete tanto agitati, non parlate e non decidete. Recitate prima un Rosario perché la Madonna vi renda la pace! Vedrete poi subito chiaramente se si tratta solo di un piccolo bene mescolato a molte miserie e inganni”. (Da “Prediche inedite alle Figlie di San Paolo” (1929-1939).

  1. “Il santo Rosario è una catena, una cinghia che fa girare il nostro cuore su quello di Dio(Da “Prediche inedite alle Figlie di San Paolo” (1929-1939).
  2. “Il midollo, l’ossatura del Rosario è questa: che per Maria troviamo Gesù, come i pastori e i Magi”. (Da “Prediche inedite alle Figlie di San Paolo” (1929-1939).
  3. “Il Rosario è inesauribile e, perché sia ben detto, occorre meditare i misteri. È utile ricavare da ogni mistero una verità da considerare, una virtù da praticare, una grazia da ottenere”. (Da “Oportet orare”, vol. 2, Alba 1940).
  4. “Chi sa ripetere devotamente la corona meditando i misteri, attira su di sé una catena ininterrotta di grazie. La corona non è un ornamento, come può essere per una donna del mondo una collana… no! Essa è un monito”. (Da “Prediche alle Suore Pastorelle”, 86 ).

Le citazioni potrebbero continuare quasi all’infinito; ma basti quanto fin qui riportato a convincerci una volta di più che il Beato Giacomo Alberione è stato sicuramente un ‘uomo del Rosario’ recitato, meditato, contemplato e vissuto durante tutto il corso della sua lunga e santa vita.

Bruno Simonetto

Madre di Dio

 

Buona Pasqua

Immagine

REGINA DEL CIELO

Regina del cielo, rallegrati, alleluia:
Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,
è risorto, come aveva promesso, alleluia.
Prega il Signore per noi, alleluia.

  1. Gioisci e rallegrati, Vergine Maria, alleluia.
    R. Poiché il Signore è veramente risorto, alleluia.

Preghiamo:

O Dio, che nella gloriosa risurrezione del tuo Figlio hai ridato la gioia al mondo intero, per intercessione di Maria Vergine concedi a noi di godere la gioia della vita senza fine. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Regina caeli, laetare, alleluia:
Quia quem meruisti portare. alleluia,
Resurrexit, sicut dixit, alleluia,
Ora pro nobis Deum, alleluia.

  1. Gaude et laetare, Virgo Maria, alleluia.
    R. Quia surrexit Dominus vere, alleluia

ALLELUIA

Le quattro ruote del carro

Immagine

LA PEDAGOGIA DELL’INTEGRALITÀ DI ALBERIONE:
LE QUATTRO RUOTE –  Agatino Gugliara, ssp

Agatino Gugliara, sacerdote della Società San Paolo, ha compiuto studi sui Padri della Chiesa. È attualmente Superiore della Comunità di Catania. È impegnato nell’animazione della Famiglia Paolina e nel ministero di guida negli Esercizi spirituali.

LA PEDAGOGIA DELL’INTEGRALITÀ DI ALBERIONE:
LE QUATTRO RUOTE

Agatino Gugliara, ssp


Il tema che vorrei presentarvi, all’interno del vostro seminario, è l’immagine delle “quattro
ruote”. Nella pedagogia dell’integralità questa immagine ci è molto familiare. Da quando siamo entrati nella Famiglia Paolina abbiamo sempre trovato le quattro ruote in tutti gli ambiti, segno di un metodo vissuto, praticato.
Questo metodo deve essere compreso come parte integrante nella “rivoluzione” che porta il nostro carisma. Luigino Bruni, un economista italiano, ha tentato di scrivere una storia economica carismatica. Solitamente nei manuali di economia si trova la storia delle istituzioni economiche; il Bruni ha fatto presente invece che i carismi nella Chiesa hanno compiuto rivoluzioni ben più importanti. Un esempio tra tutti: san Benedetto con il suo ora et labora – che è un po’ all’origine dello sviluppo delle nostre quattro ruote – ha effettuato una vera rivoluzione nel suo tempo perché dimensioni della vita che prima erano separate (la dimensione spirituale e quella del lavoro) sono state da lui unificate. Nel mondo greco-romano chi lavorava non studiava e chi studiava o si dava alla contemplazione non lavorava: lavoravano gli schiavi. Il monaco benedettino è invece colui che prega, studia, ma ha anche una sua attività manuale che ha fatto fiorire attorno al monastero tutta
una serie di attività importanti, che sono state all’origine delle corporazioni moderne degli artigiani. Così, per i lavori per l’abbazia sorgono i distretti della lana, dei filati, delle scarpe… Insomma, questo economista vede come la civiltà moderna, anche le prime forme moderne dei distretti industriali, nascono dalla formula benedettina dell’ora et labora. Così come, andando avanti nella storia – e ce ne potremmo stupire – le prime banche popolari in Europa, cioè i monti di pietà, le creano i francescani, quelli che hanno fatto il voto di povertà. Ma questo è stato il modo più efficace per salvare dall’usura tanta gente.
I carismi, dunque, hanno portato una vera rivoluzione nel campo sociale ed economico, prima ancora che per le attività, per il modo di vivere dei religiosi. Ecco, sotto questo aspetto, sarebbe interessante rileggere, nel mondo moderno e ora post-moderno, il nostro stile di vita fondato sulle quattro ruote come “rimedio” per un mondo frammentato e disarmonico. Ancora una premessa. L’immagine del carro trasportato dalle quattro ruote, con cui viene espressa l’integralità, ha naturalmente le sue radici nel pensiero paolino, perché in san Paolo troviamo l’ideale di un uomo completo. In modo particolare ci riferiamo a 2Tm 3,17: «Perché l’uomo di Dio sia completo (in latino, perfectus) e ben preparato per ogni opera buona». Don Alberione usa questa citazione come titolo degli Esercizi spirituali di un mese per la Società San Paolo nel 1960: «Ut perfectus sit homo Dei», cioè perché l’uomo di Dio sia ben preparato, attrezzato. Il “perfectus” non vuol dire uomo senza difetti; il senso di quella parola, che in greco è “artios”, è “completo”, “pronto”, “ben attrezzato”. Don Alberione, prendendo lo spunto da quanto dice san Paolo, porta avanti l’ideale di un uomo che sia completo in tutti gli aspetti; questa completezza viene dall’essere in Cristo e ha come scopo il portare avanti la sua missione.
Per noi è significativo riflettere sul fatto che questa idea di completezza dell’uomo sia già
espressa dal nostro Fondatore proprio a chiusura del racconto dell’evento che fonda il nostro carisma, cioè la notte di luce. Parlando di quella esperienza vissuta a sedici anni, e che tutti noi ben conosciamo, don Alberione dice, a mo’ di postilla: Rimaneva in fondo il pensiero che è necessario sviluppare tutta la personalità umana per la propria salvezza e per un apostolato più fecondo: mente, cuore, volontà.

Leggi tutto nel pdf  A.Gugliara_4_ruote

Conversione di San Paolo

Immagine

25 gennaio Conversione di San Paolo

E’ l’unica conversione celebrata nell’anno liturgico, perchè è il modello di ogni conversione: conversione totale, conversione radicale; per il modo miracoloso – anche esteriormente –  essendo ogni conversione un miracolo di grazie interiori… San Paolo si convertì nella mente: cambiò completamente idee. Anche noi dobbiamo cambiare le idee. E’ necessario abbracciare le massime del Vangelo. San Paolo, per eccitarsi e coltivare la fiamma nuova che era entrata nel suo cuore si ritirò nel deserto per tre anni. Bisogna convertire il cuore… Rettificare gli affetti. Questo nostro cuore bisogna che ami Gesù, la santissima Vergine. Deve diventare pio, umile, coraggioso. La conversione di San Paolo è anche conversione di volontà. Che cosa vuoi che io faccia? (At 22,10). Si rimette completamente alla volontà di Dio (Prediche P.Maestro 274-75).

dal libro: Un anno con d.Alberione – A cura di G.Mauro Ferrero ssp

Verginità

Immagine

Dal libro «Sulla verginità» di sant’Ambrogio, vescovo

(Cap. 12,68.74-75; 13,77-78; PL 16,281.283.285-286)
Lo splendore dell’anima illumina
la grazia del corpo

perpetuaverginitaMi rivolgo a te, che vieni dal Popolo, dalla gente comune, ma appartieni alla schiera delle vergini. In te lo splendore dell’anima si irradia sulla grazia esteriore della persona. Per questo sei un’immagine fedele della Chiesa.
A te dico: chiusa nella tua stanza non cessare mai di tenere fisso il pensiero su Cristo, anche di notte. Anzi rimani ad ogni istante in attesa della sua visita. È questo che desidera da te, per questo ti ha scelta. Egli entrerà se troverà aperta la tua porta. Sta’ sicura, ha promesso di venire e non mancherà alla sua parola. Quando verrà, colui che hai cercato, abbraccialo, familiarizza con lui e sarai illuminata. Trattienilo, prega che non se ne vada presto, scongiuralo che non si allontani. Il Verbo di Dio infatti corre, non prova stanchezza, non è preso da negligenza. L’anima tua gli vada incontro sulla sua parola, e s’intrattenga poi sull’impronta lasciata dal suo divino parlare: egli passa via presto.
E la vergine da parte sua che cosa dice? L’ho cercato ma non l’ho trovato; l’ho chiamato ma non mi ha risposto (cfr. Ct 5,6). Se così presto se n’è andato via, non credere che egli non sia contento di te che lo invocasti, lo pregasti, gli apristi la porta: spesso egli permette che siamo messi alla prova. Vedi che cosa dice nel vangelo alle folle che lo pregavano di non andarsene: Bisogna che io porti l’annunzio della parola di Dio anche ad altre città, poiché per questo sono stato mandato (cfr. Lc 4,43).
Ma anche se ti sembra che se ne sia andato, va’ a cercarlo ancora.
È dalla santa Chiesa che devi imparare a trattenere Cristo. Anzi te l’ha già insegnato se ben comprendi ciò che leggi: Avevo appena oltrepassato le guardie, quando trovai l’amato del mio cuore. L’ho stretto forte e non lo lascerò (cfr. Ct 3,4). Quali dunque i mezzi con cui trattenere Cristo? Non la violenza delle catene, non le strette delle funi, ma i vincoli della carità, i legami dello spirito. Lo trattiene l’amore dell’anima.
Se vuoi anche tu possedere Cristo, cercalo incessantemente e non temere la sofferenza. È più facile spesso trovarlo tra i supplizi del corpo, tra le mani dei persecutori. Lei dice: Poco tempo era trascorso da quando le avevo oltrepassate. Infatti una volta libera dalle mani dei persecutori e vittoriosa sui poteri del male, subito, all’istante ti verrà incontro Cristo, né permetterà che si prolunghi la tua prova.
Colei che così cerca Cristo, che ha trovato Cristo, può dire: L’ho stretto forte e non lo lascerò finché non lo abbia condotto nella casa di mia madre, nella stanza della mia genitrice (cfr. Ct 3,4). Che cos’è la casa, la stanza di tua madre se non il santuario più intimo del tuo essere?
Custodisci questa casa, purificane l’interno. Divenuta perfettamente pulita, e non più inquinata da brutture di infedeltà, sorga quale casa spirituale, cementata con la pietra angolare, si innalzi in un sacerdozio santo, e lo Spirito Paraclito abiti in essa. Colei che cerca Cristo a questo modo, colei che così prega Cristo, non è abbandonata da lui, anzi riceve frequenti visite. Egli infatti è con noi fino alla fine del mondo.

Vita Consacrata

Preghiera unità cristiani 2015

Immagine

La Famiglia Paolina in preghiera per l’unità dei cristiani

2015_unita_20150107_1104184966Sabato 24 gennaio 2015 la Famiglia Paolina si ritroverà alle ore 17.30 nella Basilica di San Paolo fuori le Mura per la consueta Celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: Vespri animati dalla comunità Monastica benedettina e Celebrazione Eucaristica presieduta da Dom Edmund Power, Abate di San Paolo Fuori le Mura.

da: paulus.net

Testo per la settimana di preghiera

Logo vita consacrata

Immagine

Il logo per l'anno della vita consacrata

Il logo per l’anno della vita consacrata

IL LOGO PER L’ANNO DELLA VITA CONSACRATA

Il logo per l’anno della vita consacrata — opera della pittrice Carmela Boccasile, esperta iconologa è attenta interprete dei linguaggi tradizionali in chiave nuova e moderna — esprime per simboli i valori fondamentali della consacrazione religiosa. In essa si riconosce l’«opera incessante dello Spirito Santo, che nel corso dei secoli dispiega le ricchezze della pratica dei consigli evangelici attraverso i molteplici carismi, e anche per questa via rende perennemente presente nella Chiesa e nel mondo, nel tempo e nello spazio, il mistero di Cristo» (Vita consecrata, 5).

Nel segno grafico che profila la colomba s’intuisce l’arabo “pace”: un richiamo alla vocazione della vita consacrata a essere esempio di riconciliazione universale in Cristo. Le acque, formate da tessere di mosaico, indicano la complessità e l’armonia degli elementi umani e cosmici che lo Spirito fa “gemere” secondo i misteriosi disegni di Dio (cfr. Romani 8, 26-27) perché convergano nell’incontro ospitale e fecondo che porta a nuova creazione. Tra i flutti della storia la colomba vola sulle acque del diluvio (cfr. Genesi 8, 8-14).

I consacrati e le consacrate nel segno del Vangelo da sempre pellegrini tra i popoli vivono la loro varietà carismatica e diaconale come «buoni amministratori della multiforme grazia di Dio» (1 Pietro 4, 10); segnati dalla Croce di Cristo fino al martirio, abitano la storia con la sapienza  del Vangelo, Chiesa che abbraccia e risana tutto l’umano in Cristo.

(Giovedì 9 Ottobre 2014)

2015 Anno della Vita Consacrata

Immagine

1.lettera “Rallegratevi” “Scrutate“, la seconda Lettera ai religiosi e consacrati

1rallegratiEcco una bella informazione unitamente alla gioia di veder ricordata la Famiglia Paolina! Lo Spirito del Signore ci aiuti a vivere quello che siamo chiamati a vivere, testimoniare e annunciare! In comunione.

Pubblicata la seconda lettera ai consacrati: “Scrutate” versione testuale La Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica annuncia la pubblicazione della seconda Lettera circolare in preparazione all’Anno della Vita consacrata: Scrutate. Ai consacrati e alle consacrate in cammino sui segni di Dio.

Guidati dalle parole di Papa Francesco i consacrati sono chiamati ad essere «sempre in cammino con quella virtù che è una virtù pellegrina: la gioia!». La vita consacrata – si legge nell’introduzione – «accetta di misurarsi con certezze provvisorie, con situazioni nuove, con provocazioni in processo continuo, con istanze e passioni gridate dall’umanità contemporanea. (…) Questa lettera desidera consegnare a tutti i consacrati e le consacrate tale preziosa eredità, esortandoli a restare, con cuore risoluto, fedeli al 2scrutateSignore (cf. At 11,23-24) e a proseguire in questo cammino di grazia.

Un cammino di comunione e di discernimento, quindi, per scrutare l’orizzonte della storia ed essere dono nei tanti crocevia del mondo e delle culture. A pagina 53 del Documento viene indicata la Famiglia Paolina come organizzazione religiosa che «aspira a vivere integralmente il Vangelo di Gesù Cristo». Deo gratias!

Libreria editrice vaticana | Leggi tutto…