Memoria Alberione 2017

Omelia di don Carlo Cibien 26 novembre 2017 presso la Parrocchia Maria Regina degli Apostoli

Poiché il sito paulus.net mi nega l’ospitalità, riporto qui l’Omelia per la festa del Beato Alberione nella Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo (da fb)

don Calro Cibien ssp – 26 novembre 2017

l’Omelia per la festa del Beato Alberione nella Solennità di Nostro Signore
Gesù Cristo Re dell’universo

Quando si stava preparando questa celebrazione, in un primo momento si rimase un po’ interdetti di fronte alla coincidenza della Domenica, e in particolare della Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, con la memoria del Beato Giacomo Alberione, il nostro Beato, Fondatore della Famiglia Paolina.

Ma ogni timore si è dissolto di fronte a questa affermazione tratta da una scritto alberioniano che per noi, paoline e paolini ha un’importanza speciale. Mi riferisco alla Storia carismatica della Famiglia Paolina che ha per titolo Abundantes divitiae gratiae suae (Le abbondanti ricchezze della sua grazia) – titolo tratto dalla lettera agli Efesini (2,7) – nella quale don Alberione dice:

«Azione e preghiera orientarono verso un lavoro sociale cristiano che tende a sanare Governi, scuola, leggi, famiglia, relazioni tra le classi, ed internazionali.

Perché il Cristo, Via, Verità e Vita, regni nel mondo!

La Famiglia Paolina ha qui un largo compito e responsabilità» (n. 63).

E il largo compito e responsabilità di cui parla don Alberione deriva proprio dal magistero di Cristo Via Verità e Vita di cui la Famiglia Paolina è serva e mediatrice e per il mondo. Perché si sa, se “regnare – per il cristiano – è essenzialmente servire”, per il paolino ancora di più! Per il paolino questa regalità, questa signoria di Cristo, di cui vuole farsi servitore significa non solo conoscere la volontà del Padre, non solo farla conoscere, ma anche testimoniarla.

Ora, la potenza di Dio, la sua regalità, che storicamente si è manifestata in Cristo Gesù; come realmente si è manifestata?

Gesù, il Kyrios, il Signore, si è mostrato agli uomini come “servo” del volere del Padre. Quindi il cristiano – ossia colui che si pone alla scuola del Maestro Gesù Cristo – fa della propria persona e della propria vita il luogo della manifestazione del Cristo, “figlio/servo” del Padre. È questa la regalità di Gesù che risplende nel e sul mondo.

E se il Signore Dio è il pastore che cerca il suo popolo (cf 1a Lettura); Gesù dal canto suo trasforma il gregge in discepoli, tra i quali costituisce alcuni come apostoli per costruire il suo Regno.

Sulla strada tracciata dal Cristo Maestro, e mettendosi allora alla sua scuola, come discepolo attento, cos’altro ha fatto don Alberione?

È lui stesso che ce lo dice:

«Si sentì [don Alberione] profondamente obbligato a prepararsi a far qualcosa per il Signore e gli uomini del nuovo secolo con cui sarebbe vissuto… Si sentì obbligato a servire la Chiesa, gli uomini del nuovo secolo e operare con altri, in organizzazione».

Questo obbligo a servire è diventato il suo modo di esprimere il comportamento richiesto da Gesù nel Vangelo appena letto:

«E il Re risponderà loro: “In verità vi dico:

tutto quello che avete fatto a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l’avete fatto a me”».

Ecco la chiave interpretativa e il senso di quello slogan che ha caratterizzato la vita di don Alberione: «Fate la carità della verità». In realtà non è uno slogan, ma solo l’attualizzazione della frase paolina tratta dalla lettera agli Efesini: «Veritatem autem facientes in caritate» (Ef 4,15).

Abbiamo celebrato domenica scorsa la Giornata mondiale dei Poveri. Non dimentichiamo che durante il Giubileo della Misericordia avevamo letto questa frase tratta dalla Misericordiae Vultus di papa Francesco:

«Non possiamo sfuggire alle parole del Signore: e in base ad esse saremo giudicati: se avremo dato da mangiare a chi ha fame e da bere a chi ha sete. Se avremo accolto il forestiero e vestito chi è nudo. Se avremo avuto tempo per stare con chi è malato e prigioniero (cf Mt 25,31-45). Ugualmente, ci sarà chiesto se avremo aiutato ad uscire dal dubbio che fa cadere nella paura e che spesso è fonte di solitudine; se saremo stati capaci di vincere l’ignoranza in cui vivono milioni di persone, soprattutto i bambini privati dell’aiuto necessario per essere riscattati dalla povertà; se saremo stati vicini a chi è solo e afflitto…»

In una parola, se siamo stati annunciatori credibili del Vangelo di Cristo per gli uomini del nostro tempo…

In un altro scritto (UPS II, 172) don Alberione ci spiega qual è la “nostra” misericordia e come prepararsi ad essa per poi offrirla:

«L’Istituto nostro è docente. Esso fa sue le verità e l’insegnamento della Chiesa; per presentarle alle anime con la parola e con i mezzi tecnici … mirando alle anime: “Veritatem facientes in caritate”. L’Istituto insegna tutto: prima ciò che serve direttamente al cielo, cioè fede, morale e culto; poi tutto “quidquid bonum, quidquid verum, etc.” (Fil 4,8).

A scanso si equivoci don Alberione ci spiega meglio cosa intende per “docente”:

Fine retto. Vi è chi studia per il sapere, soddisfazione umanamente buona, non soprannaturalmente; vi è chi studia per farsi ammirare, e ciò è attribuirsi una stima che va solo a Dio; vi è chi studia per insegnare ad altri, e questo è di molto merito, specialmente se va unito all’educare. Il Paolino moltiplicando con la tecnica il manoscritto fa un’opera di carità tanto più larga quanto più sono le anime cui si offre l’acqua che sale a vita eterna».

Siamo ancora capaci di leggere lo spirito di queste parole profetiche del nostro Fondatore rivolte non solo alla Società San Paolo, ma all’intera Famiglia Paolina e alla Chiesa? Se per un verso dobbiamo “fare nostre le verità e l’insegnamento della Chiesa” – perché il Regno di Cristo si diffonda – e quindi studiare, studiare, studiare; poi dobbiamo “fare la carità della verità” e quindi, insegnare, insegnare, insegnare. «La Famiglia Paolina ha qui un largo compito e responsabilità». E con la Famiglia Paolina, ogni cristiano che si voglia riconoscere nell’autentico discepolo di Xto Maestro.

Don Alberione ci ha indicato una delle possibili vie, il nostro «amare con fatti concreti e nella verità» (cf 1Gv 3,18).

Ci ha indicato la Via che sta nel cuore della Chiesa e nel cuore di Cristo e cioè: «Andate e fate mie discepole tutte le genti». «Fate loro la carità della verità; offrite alle loro menti la verità nella carità».

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